Tags: Sud America

gimnasia la plata
El Lobo

Ammetto che può apparire curiosità frivola, tiepida, leggera, eppure ad un certo punto ti esplode dentro e devi per forza dare una risposta alla tua domanda. In fondo lo stesso Socrate, che di domande esistenziali probabilmente se l’è fatte più di me, e sicuramente di più complesse, diceva che una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. Volete scoprire quale sia la squadra più antica del Sudamerica? Bene, allora occorre prendere la strada del bosco e incontrare il suo animale allegorico per eccellenza. Il lupo. Controllare l’emozione perché verrà verso di voi. Ve lo troverete di fronte.

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admin / 0
Socrates
Il testamento di Sócrates

Per fare arte devi dare le spalle alla vita. Non ti puoi accontentare di fare come tutti, di essere come tutti. Non ti puoi compiacere nel percorrere una linea retta, senza incroci, senza brusche virate, senza momenti di incertezze nel decidere quale strada intraprendere. Non puoi correre pensando che l’obiettivo da raggiungere sia sempre di fronte a te. A volte è di lato, altre volte è in alto. Molto spesso è alle tue spalle e non te ne accorgi perché non lo vedi. Ma non serve vederlo. Basta sentirlo. Lungo la schiena, come un brivido di qualcosa che sta per accadere. Per andare da A a B, ti hanno già insegnato, c’è un’unica via logica, la più veloce. Non percorrerla. La via più veloce è banale, è scontata, è soporifera.

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Claudia Moretta / 0
romario
Romario, i tre atti del malandro

L'atmosfera è tesa. Bobby Robson utilizza il tono solenne delle grandi occasioni, mentre Frank Arnesen traduce dall'inglese allo spagnolo. In quella stanza, a ridosso del campo di allenamento del Psv Eindhoven, nessuno parla portoghese, e il brasiliano con le lingue straniere non ha mai avuto un grande feeling. Un po' come con tutte le cose che richiedessero un minimo di impegno. «Romario - esordisce Robson - la devi smettere di andartene dal campo di allenamento, e sopratutto devi metterti in testa che il venerdì sera non puoi uscire». È l'ennesimo incontro tra i due, conviventi sotto lo stesso tetto ma abitanti di due mondi completamente agli antipodi.

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Carlo Perigli / 0
recoba
Alvaro Recoba, l’amore a distanza

Quest’amore è diverso. Quest’amore si nutre di distanza, di contemplazione, di sospiri, di vento e di attesa. Álvarola guarda. Costantemente. Mentre è sui banchi di scuola, il suo sguardo è rivolto a lei. La osserva, la studia nei suoi minimi particolari. Potrebbe ridisegnare millimetro per millimetro le sue linee, i suoi angoli e le sue morbidezze. Potrebbe scrivere uno a uno i nomi di chi le è passato accanto, chi l’ha sfiorata, chi ha giocato con lei, chi ha riso o pianto al suo fianco.

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Claudia Moretta / 0
campos
Tutti i colori del mare

«Lo conosci il mare?» «Certo che lo conosco» «E come fai a dirlo con certezza?» «Lo cavalco tutti i giorni, con la mia tavola da surf» «E quindi lo conosci?» «Sì, te lo ripeto. So quando arrivano le onde, quelle grandi, quelle che ti fanno andare a tutta velocità e sentirti il vento forte sul viso» «Di che colore è il mare?» «Ma che domanda? È chiaro che è blu, ti potrebbe rispondere anche un bambino. Forse anche chi il mare non lo ha mai visto in vita sua» «Risposta sbagliata»

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Claudia Moretta / 0
valderrama
Carlos Valderrama, il sospiro di un’emozione

Gli abitanti di Santa Marta, che quotidianamente e per i motivi più disparati passano davanti all’Estadio Eduardo Santos, osservano la statua posta a pochi metri. Si fermano, sospirano, sorridono e proseguono il loro cammino. Anche il turista europeo, che in quella terra può godersi contemporaneamente le bellezze della Sierra Nevada de Santa Marta e le splendide spiagge, avvolte dallo splendore del Mar dei Caraibi, passando da quelle parti non può permettersi di restare indifferente. Non ha bisogno di chiedersi nulla riguardo all'identità del soggetto rappresentato, né tantomeno il perché della sua presenza. Lo riconosce subito, perché il fascino espresso da quell'enorme chioma bionda e riccioluta e quei baffi ingombranti in Colombia rispondono a un solo nome, che per anni ha affascinato e fatto sognare l’intero Paese sudamericano.

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Carlo Perigli / 0
Garrincha
Garrincha, la corsa di una gamba a raggiungere l’altra

La corsa di una gamba a raggiungere l'altra «Gol». Anzi «Goll». Insegue la palla, fa centro e grida: «Goll». Da mattina a sera, la palla sbatte contro il muro ed entra nella porta del garage del nonno. «Goll», e tutti restano incantati dalla luce del suo sguardo. Tre anni appena, la maglia gialla del Brasile sempre sulle spalle, ricci fitti e neri e occhi verdi. Manoel non fa altro tutto il giorno. Colpisce, rincorre, dribbla e segna. Segna sempre. L’unica parola che dice, non la dice nemmeno bene. Una G, una O e due L. Quella L di troppo che è la disperazione della mamma ma non del nonno.

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Claudia Moretta / 0
heleno de freitas
Heleno de Freitas, maledetto fu il Mondiale del 1958

Le scorribande di Garrincha, le invenzioni di Didì, e poi i gol, cinque, firmati da Pelè, Vavà e Zagallo. Alle ore 13 del 29 giugno 1958 il Brasile scende in strada per festeggiare la conquista della prima Coppa Rimet, ponendo così fine a quasi trent'anni di snervante attesa. Una vittoria roboante, che umilia la Svezia del Gren-No-Li e mostra al mondo la spumeggiante bellezza del futbòl carioca. Eppure, sembrerà strano, ma per qualcuno in Brasile il triplice fischio dell'arbitro rappresenta l'atto finale di un'inaspettata tragedia. Lo sguardo fissa lo schermo, i pugni sbattono violentemente sul tavolo, mentre una lacrima abbandona quegli occhi furiosi per solcare lentamente un viso contratto dall'ira. Dalla casa di cura per malati terminali di Barbacena, Heleno de Freitas vive il giorno più brutto di una vita che troppo presto gli ha voltato le spalle.

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Simone Cola / 0
riquelme
Juan Román Riquelme, vettura numero Diez

Se non avesse fatto il calciatore, secondo me Juan Román Riquelme sarebbe stato un autista. Un ottimo autista, se non il migliore, di certo quello che avrei scelto per fare un viaggio. E dire che i suoi genitori, quando nell'estate del 1978 venne al mondo, avevano tutt'altri piani. La madre non aveva dubbi, avrebbe fatto in modo che il nome di suo figlio richiamasse quello di J.R., affascinante - almeno per milioni di donne - personaggio lanciato da una popolare soap opera statunitense, che proprio in quel periodo esordiva nei teleschermi di tutto il mondo. Lingua tagliente e ambizione da vendere, per tredici lunghi anni il cattivo di Dallas ha ipnotizzato un pubblico sconfinato, che giorno dopo giorno restava ammaliato di fronte al tubo catodico. La signora Riquelme, forse, cattiveria cinematografica a parte, lo avrebbe voluto così: un protagonista a suo modo, un personaggio complesso e affascinante, dal quale, che ti fosse piaciuto o meno, presto o tardi non saresti riuscito a staccare gli occhi. Anche Ernesto, il signor Riquelme, aveva progettato accuratamente i suoi piani in vista dell'arrivo del piccolo Juan Román.

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Carlo Perigli / 0
falcao
Paulo Roberto Falcão, un re in punta di piedi

Roma, 10 agosto 1980: una calda estate si prepara ad accogliere la notte di San Lorenzo. Quella delle stelle cadenti, dei desideri espressi, delle colline che si fanno sfondo di romantiche serate col naso all'insù. Così, anche i cittadini capitolini, come gli altri, alzano lo sguardo verso il cielo, con la speranza di vedere realizzati i loro sogni più belli. Ma in questa parte dell'urbe non ci sono colline, nè tantomeno stelle cadenti. Il romanticismo, sì, quello c'è, espresso in larga scala da quelle 5000 persone che con passione scrutano il cielo di Fiumicino, col cuore che palpita in attesa di scorgere nel cielo quel sogno coltivato per un'intera estate: «Eccolo, è lui, quello è l'aereo che viene da Rio. Lì dentro c'è Paulo Roberto Falcão».

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Carlo Perigli / 0