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La fragola del Marakana

Enorme sventola, in mezzo ad altre cento, la bandiera con la fragola. Era da poco passata la metà di settembre, passeggiavamo insieme lungo una delle strade principali della città. Eravamo diretti verso il Marakana di Belgrado. C’era il sole, le macchine non correvano e sembrava che tutto nella capitale serba ruotasse intorno a noi. I caseggiati si susseguivano uno dopo l’altro, mostrando fieri la loro fede calcistica. C’è un’omogeneità che non ti aspetteresti e la percepisci dai murales: attraversi una strada e sono tutti bianchi e neri, fai duecento metri e diventano tutti bianchi e rossi. Ogni tanto qualche scarabocchio bianco e blu, ma più per deturpare che per segnare davvero un’appartenenza.

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Gianni Galleri / 0
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Dragiša Binić e le verticalizzazioni della storia

La Storia in qualche modo funziona come il calcio. Ci sono lunghi momenti interlocutori, dove non succede niente, e poi ci sono brevi istanti in cui tutto accade e cambia per sempre quello che era prima, trasformandolo e dandogli una nuova forma, una differente condizione. La Storia verticalizza gli eventi e li trasforma in rete. Nell’aprile del 1991, uno sterminato mare verde cresceva florido nelle pianure che circondano Vukovar. «Era un anno fertile per il grano, come mai in passato: era tutto in abbondanza». La Fortezza del Lupo (traduzione letterale del nome della città) dominava le terre circostanti, fino alle foreste dalle quali arriva ancora oggi uno dei legnami più pregiati per le botti nelle quali invecchiano i nostri vini: il rovere di Slavonia.

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Gianni Galleri / 0
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La notte in cui parlai con Sekularac

Stanotte ho parlato con Sekularac. L’ho incontrato per caso, in una fredda mattina belgradese, nel cuore del parco Tasmajdan. Non c’è da stupirsi, ci sono stati anni in cui era solito trovarsi là. Calcio d’estate e hockey d’inverno, quando la capitale serba resta assopita per via della neve. La domanda, semmai, è cosa ci facessi io a Belgrado, a subire il vento sferzante che senza sosta percorre le strette vie che da Trg Republike portano alla Chiesa di San Marco. Probabilmente chi vive qui non se ne accorge, ma il freddo belgradese ti entra nelle ossa, un po’ come quella dolce malinconia che il cielo bianco sparge sulla città. Le ho provate entrambe tutte le volte che sono stato a Belgrado. Quattro in tutto, sempre lo stesso giorno, sempre negli stessi posti. Quest’anno no, quest’anno ho deciso di non partire. Ho pensato che altrimenti rischierebbe di diventare un’abitudine, e la prima regola da rispettare quando tieni a qualcosa è fare in modo che non lo diventi. Mai.

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Carlo Perigli / 0
milan stella rossa 1988
Nati nella nebbia

Se è vero che un battito di ali di farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas, è altrettanto innegabile che un inaspettato cambiamento climatico in quel di Belgrado abbia giocato un ruolo fondamentale nella storia del calcio europeo, consacrando una squadra che, altrimenti, sarebbe rimasta l'ennesimo esempio sportivo di "bella e incompiuta". "Solo la nebbia", diranno a fine racconto i detrattori di Sacchi, ma i tifosi rossoneri possono stare tranquilli. Non è assolutamente mia intenzione denigrare gli sfavillanti successi di quel Milan, autentica rivoluzione calcistica e giustamente elevato dagli storici della materia a simbolo di un'epoca. Anche i più accaniti però dovranno convenire con me, accettando che prima ancora che nel calcio rivoluzionario professato dal "vate di Fusignano", la genesi della leggenda vada ritrovata in una fitta nebbia, scesa con un tempismo assai improbabile sul Marakana di Belgrado la sera del 9 novembre 1988.

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Carlo Perigli / 0
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Dragan Stojkovic, il grande rifiuto nella notte di Bari

29 maggio 1991, al San Nicola di Bari va di scena la finale della Coppa dei Campioni. Di fronte all’Olympique Marsiglia, l’armata francese guidata da quel “killer” di Jean-Pierre Papin, c’è la Stella Rossa di Belgrado, un gruppo di ragazzini terribili, folli, guidati ad un mix di tecnica e incoscienza che li porterà dritti nell’olimpo del calcio. È la generazione di Savicevic e Mihajlovic, di Prosinecki, Jugovic e Pancev, ma è sopratutto la squadra segnata dal mito di Dragan ‘Piksi’ Stojkovic, tra i giocatori più amati della storia del club belgradese.

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Carlo Perigli / 0
tito
“La partita è sospesa, il compagno Tito è morto”

È il pomeriggio del 4 maggio 1980, al Pojiud di Spalato va di scena una delle partite più importanti della Prva Liga. I padroni di casa dell’Hajduk stanno affrontando la Stella Rossa di Belgrado, una sfida particolarmente sentita da più punti di vista. I croati, campioni in carica, dopo una stagione altalenante cercano di qualificarsi per la Coppa Uefa, mentre i serbi inseguono lo scudetto dopo due anni di digiuno. Croati contro serbi, all’epoca importava meno

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Carlo Perigli / 1
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Dragan Dzajic, il miracolo dei Balcani e l’inchino di sua maestà

Se c’è una cosa che mi piace del calcio, è il suo essere una fonte inesauribile di storie da raccontare. Un campionato, una partita, a volte anche un’azione, può essere una fonte inesauribile di racconti, la cui diffusione permette ai protagonisti di rimanere impressi nella memoria di questo fantastico sport. Allo stesso tempo però, accade che alcuni di essi, nonostante nel corso della loro carriera si siano resi protagonisti di eventi memorabili, finiscano nel dimenticatoio, insieme alle loro imprese, alle loro giocate e alle folle che ne acclamavano il nome.

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