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del piero
Estati, rivincite e tiri a giro

Prima parte (Estate 1995) La Juventus, guidata da Marcello Lippi e reduce dalla doppietta Campionato - Coppa Italia, decise di privarsi del più forte giocatore italiano di quella decade, Roberto Baggio, scommettendo su di un ragazzino che non aveva ancora compiuto 21 anni. Il giocatore in questione aveva già palesato qualche lampo di classe fuori dall'ordinario [chi non ricorda un suo pallonetto al volo contro la Fiorentina? n.d.A.], ma la decisione della dirigenza bianconera venne accolta con scetticismo dalla tifoseria e dagli addetti ai lavori.

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admin / 0
«Hai sentito? Stasera giocano i ragazzini»

«Hai sentito? Giocano i ragazzini». Così, all’improvviso. Il caffè mi va di traverso e comincio a tossire. Ho fretta di parlare. «Cazzo dici? E perché? Ma il mister lo sa che giochiamo contro l’Inter. È impazzito forse?» Gli dico sputacchiando qua e là. «Non c’è molta scelta, tra squalifiche e infortuni. Giocano i ragazzini. Sarà molto dura stasera. Quasi quasi resto a casa».

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admin / 0
petrini
Carlo Petrini, chiedere scusa è coraggio e amore

Alzo le mani. Mi volto a destra e a sinistra. Sono disarmato, sono sconfitto, sono sotto accusa. Non riesco a mandare la palla in rete. Una maledizione. Un incantesimo. Ogni passaggio è fuori misura, ogni appoggio scarso, ogni tentativo di tiro goffo. Sono in mezzo al campo, sperso e solo. Alzo gli occhi e vedo il pubblico, i tifosi, le bandiere che sventolano in un’onda minacciosa. Mi odiano. Lo sento, lo percepisco. Mi odiano. Sono un attaccante che non serve a nulla, incapace, inconcludente. Come faccio ora? Cosa faccio? Come riconquistare la loro fiducia e in fondo anche la mia?

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Claudia Moretta / 0
signorini
Gianluca Signorini, essere capitano

D'altronde, Bruno Lauzi e Paolo Conte ci avevano avvertito, Genova è un posto dal quale non sei mai sicuro di tornare veramente. È una città particolare, non è raro capitarci per caso e lasciarci il cuore. Genova è empatica, ti racconta di lei e delle sue mille storie, dei suoi vizi e delle sue virtù, mettendo perfino in discussione, come ebbe a dire Fabrizio De André in un celebre concerto, «cosa sia esattamente la virtù, e cosa sia esattamente l'errore». Genova non conosce storie banali, non racconta episodi fine a se stessi, Genova fa ridere, piangere, fa riflettere. Genova ti fa innamorare, e di lei un giorno si innamorò Gianluca Signorini, giovane difensore di belle speranze arrivato in città nell'estate del 1988. Il suo nome era finito in cima alla lista scritta sul taccuino di Franco Scoglio, un eroe in terra messinese fresco di stage dal colonnello Lobanovskyj.

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Carlo Perigli / 0
mazzola
Sospiri finiti

Ho un numero limitato di respiri. Di sospiri poi, ancor meno. Li faccio tutti lentamente, con cadenza regolare. Dispiaceri o piaceri per me sono proibiti. Se la mia vita fosse tracciata come quando si fa un elettrocardiogramma, sarebbe piatta. Nessun picco, né in alto né in basso. La chiamano tranquillità. Quando gioco con i miei cugini, gli unici ammessi a casa mia, e solo per poche ore, mia mamma mi ripete all’infinito di stare calmo, di non eccitarmi troppo, di non lasciarmi trasportare dalle emozioni. E loro, poveri, sono istruiti allo stesso modo. Si annoiano, lo vedo, lo percepisco.

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Claudia Moretta / 0
Totti
“A Roma c’è il Colosseo, San Pietro e poi Totti”

Francesco Totti, per me, c’è sempre stato. Era poco più che un ragazzino quando mi innamorai della Roma. Fu un giorno bellissimo e triste, tipicamente giallorosso: erano i quarti di Coppa Uefa, avevamo perso 2-0 a Praga contro lo Slavia. Andammo sul 2-0, poi ai supplementari segnammo il terzo gol, ma a pochi minuti dalla fine un tiraccio di un ceco ci buttò fuori. E io, per la prima volta, piansi per la Roma. Era in campo da titolare due settimane dopo, quando convinsi mio padre a portarmi allo Stadio Olimpico: giovane diciannovenne di belle speranze svezzato da Mazzone, fornì un assist a Moriero e vincemmo 2-1 e mentre tornavo di casa mi sentivo il bambino più felice del mondo. Avevo visto la Roma, avevo visto la Sud, avevo sentito i cori e i petardi e mi si erano drizzati i capelli alla base del collo.

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admin / 0
Flachi
Francesco Flachi, genio d’un bischero

«Che cos'è il Genio? E' fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione», diceva oltre quarant'anni fa la voce fuori campo del Perozzi in quel capolavoro del cinema italiano che è Amici Miei. Il film, ambientato a Firenze, usciva nelle sale – sbaragliando al botteghino persino “Lo Squalo” di Spielberg – proprio pochi mesi dopo la nascita, nel capoluogo toscano, di un ragazzo destinato a passare alla storia del calcio come un vero bischero. E si noti bene che il termine ha accezioni sia positive, sia negative, più o meno in egual misura: ce lo insegna proprio la pellicola di Monicelli. Quel bambino si chiama Francesco Flachi, ma per parenti e amici lui è semplicemente Ciccio.

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Lorenzo Latini / 0
van basten
Collage: Van Basten, il canto del cigno di Utrecht

orri incontro al pallone, colpiscilo di testa come solo tu sai fare. Nessuno al mondo sa essere così chirurgico: non esiste attaccante che possa colpire in maniera così spietata e così elegante. Come quella notte al Bernabeu. Sì, quella del “Volo dell’Angelo”, quella in cui il Milan è diventato veramente grande. Cross di Tassotti dalla destra, ma è a mezza altezza e il difensore ti sta addosso: liberarsene non è possibile, tirare verso la porta non è possibile. Tu stacchi, o meglio ti tuffi verso la sfera

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admin / 0
giannini
Giuseppe Giannini, il corso del vero amore

Nelle favole che ci leggevano da bambini, il Principe alla fine, in un modo o nell'altro, riusciva sempre ad avere la meglio: sconfiggeva il mostro cattivo che teneva prigioniera la Principessa, la liberava dall'incantesimo con un bacio e, infine, la sposava. Poi, con il passare degli anni, abbiamo imparato che le cose quasi mai vanno così, nel mondo reale: la vita ci ha insegnato che le storie d'amore terminano con la stessa facilità con la quale sono nate; senza un perché o un percome. Succede e basta. Forse perché non esistono Principesse come quelle che immaginavi a quattro anni, né draghi o orchi dalle cui grinfie trarle in salvo; perché non cavalchi un cavallo bianco e non puoi contare sull'aiuto di un Mago. Eppure qualcosa rimane, al termine di una storia d'amore: il magone, forse, oppure il rimpianto; magari il rancore, o la semplice consapevolezza che, pur con tutti gli sforzi, non sarebbe potuta andare diversamente. Nella favola che andiamo a raccontarvi, ad esempio, il finale lascia l'amaro in bocca e gli occhi pieni di lacrime, e forse è proprio questo che la rende così bella.

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Lorenzo Latini / 0
bergkamp
Assurdo nerazzurro

Tra il 1993 e il 1995, Dennis Bergkamp è l'uomo sbagliato nella squadra sbagliata, e perdipiù nel campionato sbagliato. In quel periodo il calcio italiano danza sul filo dell'incertezza tattica, compresso tra due ipotesi di futuro diametralmente opposte. Da un lato il catenaccio, dall'altra i segnali di quello che per qualche anno è stato interpretato come un cambiamento imminente: il Milan di Sacchi, il Bologna di Maifredi e il passaggio di quest'ultimo alla Juventus, il Foggia di Zeman, che con il suo 4-3-3 spregiudicato ha sfiorato per due volte la qualificazione in Coppa Uefa. Poi però, Sacchi ha lasciato il posto a Capello, decisamente più pragmatico del suo predecessore, mentre la Juventus si è disfatta in un battibaleno di Maifredi, rifugiandosi nelle calde certezze del catenaccio offerto da Trapattoni.

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Carlo Perigli / 0