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La partita che poteva salvare la Jugoslavia

Finisce tutto con un signore di Klis che si ammazza sparandosi alla testa. Sergio Goycoechea, il vero eroe delle Notti Magiche, distende la mano, e la palla destinata alla rete viene respinta. Il mondo che fino ad allora aveva conosciuto frana. L’uomo di Klis non è il più intelligente, è solo il più spaventato. Ha capito che ormai il piano è inclinato. Che la sfera ha iniziato a rotolare e che da allora andrà sempre peggio. Ha paura, più di tutti, e la fa finita.

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Gianni Galleri / 0
milan stella rossa 1988
Nati nella nebbia

Se è vero che un battito di ali di farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas, è altrettanto innegabile che un inaspettato cambiamento climatico in quel di Belgrado abbia giocato un ruolo fondamentale nella storia del calcio europeo, consacrando una squadra che, altrimenti, sarebbe rimasta l'ennesimo esempio sportivo di "bella e incompiuta". "Solo la nebbia", diranno a fine racconto i detrattori di Sacchi, ma i tifosi rossoneri possono stare tranquilli. Non è assolutamente mia intenzione denigrare gli sfavillanti successi di quel Milan, autentica rivoluzione calcistica e giustamente elevato dagli storici della materia a simbolo di un'epoca. Anche i più accaniti però dovranno convenire con me, accettando che prima ancora che nel calcio rivoluzionario professato dal "vate di Fusignano", la genesi della leggenda vada ritrovata in una fitta nebbia, scesa con un tempismo assai improbabile sul Marakana di Belgrado la sera del 9 novembre 1988.

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Carlo Perigli / 0
milan barcellona
La partita geniale

Chissà come si sarà sentito Johan Cruyff al fischio finale. Male, sicuramente male, sconfitto e umiliato da quella squadra a cui alla vigilia non dava alcuna possibilità di successo. Lui era un vincente alla guida di un dream team, l'espressione del calcio spettacolo contro cui niente avrebbe potuto il "difensivo catenaccio" rossonero. Ad Atene il 18 maggio 1994 il Barcellona era pronto ad alzare un altro trofeo, dopo lo scudetto, il quarto consecutivo, vinto tre giorni prima. In Catalogna, nonostante la finale fosse imminente, il successo in campionato venne festeggiato in pompa magna, con i tifosi blaugrana che stendevano striscioni in onore di "Koeman el canonero", "Romario el Pichichi", "Stoichkov la Garra".

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Carlo Perigli / 0
jugoslavia
Come uccisero il Brasile d’Europa (parte III)

Il 12 settembre 1990 la Jugoslavia inizia le qualificazioni agli Europei del 1992, battendo l’Irlanda del Nord per 2-0. Quello degli slavi del sud è un cammino implacabile, che porterà la Nazionale a passare agevolmente il girone, vincendo 7 delle 8 partite, con 24 gol realizzati e solamente 4 subiti. Oltre a Davor Suker, la Jugoslavia inizierà ad amare anche Darko Pancev, implacabile attaccante che vincerà la classifica marcatori con 10 gol. Numeri impressionanti, stracciati da una storia fatta di nazionalismi, guerre e interventismo occidentale, che spazzeranno via ogni aspetto della società jugoslava, calcio compreso.

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Carlo Perigli / 0
jugoslavia
Come uccisero il Brasile d’Europa (parte II)

Il calcio, almeno da parte di chi lo gioca, per il momento prova a rimanerne fuori. Se dal 1989 le sei Repubbliche accelerano il processo di allontanamento dalla Federazione, la Nazionale rimane coesa. Così, mentre sulla scena politica ed economica iniziano ad affacciarsi i partiti nazionalisti e l’economia liberista, la selezione che si appresta a viaggiare verso l’Italia rimane fedele alla sua identità jugoslava. I giovani sono cresciuti e ora affiancano senatori del calibro diStojkovic, Savicevic e Katanec

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Carlo Perigli / 1
jugoslavia
Come uccisero il Brasile d’Europa (parte I)

Sguardi persi nel vuoto, molti piangono, qualcuno addirittura per il nervosismo rigetta la cena. É la sera del 1 giugno 1992, il Brasile d’Europa è stato appena ucciso da un fax proveniente da Berna. Brasile d’Europa, così veniva chiamata laNazionale di calcio jugoslava verso la fine degli anni ’80, per via di quello straordinario catalogo di estro e fantasia con cui quella generazione faceva sognare un Paese intero, da Lubiana a Skopje.

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Carlo Perigli / 0