Tags: Premier League

robert pires
Robert Pires, amore senza rancore

«Robert Pires! Robert Pires! Robert Pires!» La sera del 7 aprile 2009 l'Emirates Stadium non sembra conoscere altri nomi. Prima, durante e dopo la partita di Champions League, quell'urlo esplode a cadenza regolare dalla bocca di ogni singolo tifoso dell'Arsenal, che lo grida al cielo con tutta la passione che ha in corpo. Robert Pires ascolta, si guarda intorno e accenna un sorriso, con le emozioni che danzano a metà tra il finto distacco e una malcelata commozione. D'altronde, in palio c'è l'accesso alla semi-finale di Champions League, e lo spazio per le emozioni non dovrebbe essere contemplato. Dovrebbe, si, perché stasera non si può parlare solo di calcio. Si parla di vita, e allora si, le gambe tremano davvero.

Read more
Carlo Perigli / 0
tony adams
Tony Adams, il sorriso alla fine del tunnel

Il gigante con la maglia numero 4 vede un buco nella difesa dell'Everton e ci si fionda dentro correndo a grandi falcate. Sembra quasi che i suoi si trovino sotto, e non in vantaggio per 3-0 ad un giro di lancette dal 90', tanta è la rabbia, la determinazione agonistica, la forza di volontà con cui si butta in avanti il difensore centrale. Ha quasi trentadue anni, ma in quel momento corre come un ragazzino, come un'ala ventenne smaniosa di fare bella figura. Tony Adams corre come chi è riuscito a scappare dall'inferno e non ha alcuna intenzione di tornarci.

Read more
Lorenzo Latini / 0
«Stanley Matthews, ce la fa a giocare un altro paio di stagioni?»

Il calcio è metafora della vita: ogni espressione, ogni gesto tecnico, ogni scivolata, ogni esultanza e ogni fallo da dietro trovano un loro corrispettivo nella quotidianità della nostra esistenza. Non tutti riescono a comprendere questa cosa. «Non capisco cosa ci trovi di così entusiasmante in ventidue ragazzini strapagati in calzoncini che corrono dietro ad un pallone», ti dicono. E’ il loro topos, il luogo comune dietro cui lasciano intravedere una sfumatura di compassione nei confronti di questi poveri idioti che ogni domenica fremono e gioiscono e bestemmiano per una vittoria o per una sconfitta. È una questione antica come è antico questo sport. Il sottoscritto, quando si trova alle prese con questo tipo di persone, ricorre sempre alla stessa arma: Stanley Matthews.

Read more
Lorenzo Latini / 0
viv anderson
Viv Anderson, il primo nero

Ci fu un giorno, un pomeriggio, distorto nella testa e grigio nel cielo, in cui Vivian, rientrando negli spogliatoi del ruspante impianto del Carlisle United, si mise a piangere seduto sulla sedia posta nell’angolo più lontano e più in ombra della stanza, come a volersi nascondere dagli altri compagni e dal mondo. Vivian era demoralizzato, turbato, scosso. A Carlisle, il 6 marzo del 1976, Vivian “Viv” Anderson, giovane terzino del Nottingham Forest dalla promettente falcata, venne sistemato inizialmente fra le riserve da Brian Clough, finché, verso la fine della prima frazione di gioco, il “gaffer” lo manderà a scaldarsi in maniera tale da farlo essere pronto per l’inizio della ripresa.

Read more
admin / 0
bergkamp
Tempo e spazio

Tempo e spazio, perchè alla fine la vita è tutta una serie di momenti da vivere e di scelte da compiere. Perchè a volte non c'è nemmeno una ragione. C'è un dove e c'è un quando, ma non sempre c'è un perchè. Perchè quando devi rinascere ti affidi a te stesso, alle tue sensazioni, a quella parte del tuo "io" in cui albergano le tue sicurezze. Tempo e spazio, perchè Bergkamp sa che da Milano bisogna scappare, e che bisogna farlo ora, prima che sia troppo tardi. Già, ma perchè l'Arsenal? Ecco, a distanza di anni, nemmeno Dennis sa fornire una risposta completamente razionale. A dire la verità, lui avrebbe preferito il Manchester United, ma Sir Alex non aveva manifestato interesse. C'era il Tottenham, Glen Hoddle, l'incontro con quei sogni coltivati nella Kade, ma l'Arsenal aveva un altro sapore. Forse per l'importanza in Europa, per la Coppa delle Coppe conquistata nel 1994, per la finale raggiunta l'anno successivo. O forse no, non solo, perchè, in certi momenti, la destinazione è scritta nella tua testa, e le motivazioni arrivano solo a scelta fatta.

Read more
Carlo Perigli / 0
roy essandoh
Roy Essandoh, l’uomo venuto dal televideo

Nick Hornby, in quello che a nostro avviso è il suo miglior libro, Fever Pitch, o Febbre a 90°, nel capitolo conclusivo svela una grande verità sul perché il calcio riesca a piacere così tanto, a prescindere dalla categoria. E si riferisce non solo al guardarlo, ma anche al giocarlo, il martedì con gli amici, in un campetto di periferia. Il segreto, secondo lui, è che chiunque con un po’ di destrezza e un po’ di fortuna, può riuscire a fare una cosa incredibilmente bella o importante, a prescindere dalla sua bravura. Questa è la storia di un uomo che un giorno, un po’ per caso, un po’ per fortuna, un po’ perché fu anche bravo, entrò nella leggenda della FA Cup.

Read more
Gianni Galleri / 1
jimmy glass
Jimmy Glass, eroe per un giorno

Tutto avrebbe potuto immaginare, Jimmy Glass, tranne di poter essere definito un eroe. Certo, come molti, anche lui covava questo sogno fin da piccolo, quando, inseguendo i miti dei più grandi attaccanti inglesi, si era avvicinato al calcio nelle partitelle tra amici. Crescendo era riuscito anche ad entrare nel sistema del calcio professionistico, ma con una sostanziale differenza: più che l'uomo che realizza i gol, lui si era trasformato in colui che cerca di evitarli. Portiere, a un certo punto della sua vita si era scoperto portiere, forse anche per via del fisico notevole che aveva sviluppato nel corso di un'adolescenza spesa nelle giovanili del Chelsea, prima, e del Crystal Palace, poi. Aveva dimostrato anche di avere qualità sufficienti per fare del calcio la sua professione, anche se non abbastanza affinate per potersi imporre ad alti livelli. Forse per questo il Crystal Palace, dopo esserselo portato in panchina per alcune occasioni, e averlo testato in numerosi prestiti poco fortunati, alla fine lo aveva scaricato nell'estate del 1996, ritenendo di poterne fare tranquillamente a meno.

Read more
Simone Cola / 2
bobby charlton
Bobby Charlton, il volo oltre la tragedia

Volare non è poi così difficile. Solo che bisogna prendere la rincorsa, correre a più non posso, spingere sulle gambe e sentire il corpo che comincia a librarsi in aria. Prima un braccio, poi la testa, l’altro braccio, il busto, il bacino, le gambe, fino a quell’ultimo piede che si stacca dal terreno. Tallone, arco plantare e dita. Tutto in una sequenza perfetta. Non bisogna sbagliare nemmeno un passaggio, altrimenti non si vola più. Si corre e basta.

Read more
Claudia Moretta / 0
football is coming home
Il calcio torna a casa, finalmente

Ci sono libri che hanno segnato in maniera indelebile e inevitabile il nostro rapporto con il calcio inglese. Penso a Febbre a 90° di Nick Hornby, oppure a Il Maledetto United di David Peace. Per rimanere invece nei confini italiani e parlare di penne del nostro Paese, chiunque si appassioni al calcio inglese, prima o poi cerca di entrare in possesso de Le Reti di Wembley di Roberto Gotta. Spesso invano. Questo breve preambolo mi serve per introdurvi uno dei misteri più torbidi misteri intorno all’editoria sportiva di tema “english football” e cioè: perché Football is coming home di Luca Manes è passato quasi sotto silenzio e non gode affatto della notorietà, se non dei primi due, almeno del terzo esempio portato poc'anzi.

Read more
Gianni Galleri / 0
paul gascoigne
«Scusa Paul, posso farti una domanda?»

A vicenda ci reggiamo la testa, vomitiamo e poi ricominciamo a bere. Ce lo siamo promessi. Era inizio serata, ne prenderemo una memorabile. Tu ricordi come abbiamo inziato? Birra, poi rum, poi gin, poi birra, poi rum, poi gin e poi non riesco a ricordarmelo. Siamo qua seduti. Il pub, lo White Lion di Folkestone, ci ha sbattuto fuori. Il barman aveva capito tutto fin dall'inizio: per lui saremmo stati solo un problema. Non ha neanche fatto finta di essere felice che tu fossi nel suo locale. Certo, se avessi evitato di urlargli, ogni volta che si voltava, «Fottuto Gooner», questo ci avrebbe aiutato. Ma non fa niente. Una notte da ricordarsi tutta la vita.

Read more
Gianni Galleri / 0