Tags: Olanda

neeskens
Un tulipano in due

Solo arancio. A perdita d’occhio. E solo profumo. Così intenso da penetrare in ogni piccola fessura della più piccola casa del più lontano paese. Il campo di tulipani che ho davanti agli occhi è così: perfetto, preciso, esatto

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Claudia Moretta / 0
bergkamp
È bello vederti, schaduwspits

«È bello vederti». La storia, o almeno quella parte che infiamma gli appassionati e riempie gli almanacchi, inizia con queste tre semplici parole. È il 14 dicembre 1986, in programma al De Meer c'è Ajax-Roda. Dennis si sta recando allo stadio in macchina, seduto sul sedile posteriore. Alla guida c'è papà Wim, emozionato come non mai, mentre mamma Tonny è al suo fianco, e per nulla al mondo si perderebbe l'esordio da professionista del figlio. Certo, lo avrebbe preferito ginnasta, come lei da giovane, ma prima o poi bisogna anche accettare la realtà, che tutto sommato non è poi così male. L'ascesa di Bergkamp è stata voluta e guidata da Cruyff in persona. Lo ha scrutato a lungo, ne ha esaltato i pregi e limato i difetti. Lo ha bastonato quando ce n'era bisogno, fino a "retrocederlo" di un gradino nelle giovanili per motivarlo, ed esaltato quando il lavoro iniziava a dare i suoi frutti. E ora lo porterà con sé in panchina, con l'obiettivo dichiarato di fargli giocare uno scampolo di partita.

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Carlo Perigli / 0
Dennis Bergkamp, forgiato dalla Kade

«Dennis! Sali che è tardi!» Sono più di dieci minuti che la signora Tonny si affaccia a più riprese alla finestra, nel vano tentativo di far comprendere al figlio il semplice concetto secondo cui, quando è pronta la cena, devi lasciar perdere il pallone e tornare a casa. «Dennis, forza andiamo!». Ci riprova, senza tuttavia farsi prendere dalla collera. D'altronde, con il piccolo non ce n'è bisogno. È bravo Dennis. Educato, gentile, rispettoso e ubbidiente, ma quando ha la sfera tra i piedi si isola in un mondo tutto suo, all'interno del quale consente l'ingresso solamente a Wim Jr., Ronald e Marcel, i suoi fratelli maggiori. Nessun problema comportamentale, stiamo pure tranquilli, anche se, quando passa giornate interne a prendere a pallonate il muro, qualche preoccupazione potrebbe sorgere. Una, dieci, cento volte. Di destro, di sinistro, ancora di destro e così via. Dice che è il suo allenamento personale, che gli serve per capire i tempi e i modi con cui il pallone rimbalza, per simulare situazioni di ricezione e passaggio. Certo, un po' inusuale per un bambino di appena otto anni, ma mamma Tonny guarda il piccolo e vede Wim, suo marito, un artigiano tuttofare con la mania per la perfezione. Sono sposati da anni, e Tonny ha imparato che per Wim non esiste il "ma" nel suo lavoro. Tutto deve essere perfetto. E Dennis ha ripreso totalmente da lui, non c'è da preoccuparsi. È solo l'ennesimo piccolo perfezionista in casa Bergkamp.

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Carlo Perigli / 0
Litmanen
Jari Litmanen, il sole d’inverno

Lahti, nel sud della Finlandia, è un centro industriale posto sulla riva meridionale del lago Vestirvi, a cavallo di una serie di colline create dal Salpausselkä, l'ultima glaciazione. Chi nasce da queste parti di solito impazzisce per l'hockey sul ghiaccio, sport nazionale finlandese, anche se in città tutti si sentono particolarmente orgogliosi del trampolino triplo - il Salpausselkä, appunto - che in diverse occasioni è diventato l'attrazione principale dei campionati mondiali di sci nordico. Certo, viene da sé che qui qualsiasi attività sportiva debba essere obbligatoriamente legata alla neve, la cui stagione dura senza soluzione di continuità da novembre fino a marzo, con temperature che vanno da 0 a -30° centigradi.

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Carlo Perigli / 0
cruijff
La parte migliore degli anni settanta

"È morto Johan Cruijff". Me l'ha detto un collega, nel primo pomeriggio, come un rimbalzo sordo tra la noia e i tramezzi. "Era forte, vero?", è stato il suo secondo segnalibro. Lui ha dieci anni più di me, e anche se non coltiva la mia stessa passione per ciò che odora di canfora ed erba, sono convinto esistano veroniche, dribbling e palloni che ognuno dovrebbe conoscere a memoria. Come i sette re di Roma. O l'Adidas Telstar, il pallone dei mondiali del 1974.

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Carlo Perigli / 1
vink
Marciano Vink, quando una cometa accese la Lanterna

Meteore, così vengono chiamati nel gergo calcistico quei giocatori che in un determinato campionato si pongono sotto i riflettori in maniera fugace, quasi in un guizzo, per poi cadere per sempre nel dimenticatoio. Un’etichetta che serve per distinguerli dai bidoni, quei calciatori il cui rendimento si rivela inversamente proporzionale alle aspettative. Bene, se qualcuno mi chiedesse di esprimermi su Marciano Vink, regista di belle speranze con una stagione passata al Genoa, credo che lo metterei tra le prime. Anzi, forse no, probabilmente racconterei all’interlocutore di quando, più che una meteora, il centrocampista olandese si trasformò in una bellissima cometa, protagonista di quelle due folli corse che accesero il derby della Lanterna in tutto il suo splendore.

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Carlo Perigli / 0