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Die Sehnsucht des Lothars: ode a Matthäus

Il classico gioco dei luoghi comuni sui vari popoli ci porta a considerare i tedeschi come persone efficienti, quadrate, fredde; in una parola, serie. Niente di più sbagliato, come sempre quando si generalizza. Questa concezione del teutonico glaciale e quasi incapace di provare emozioni è infatti stata smentita più volte dalla storia e, soprattutto dall’arte. Basti pensare al movimento letterario dello “Sturm und Drang” (“Tempesta e impeto”), sorto nella seconda metà del ‘700, e poi sfociato nel Romanticismo. La rivalutazione dell’irrazionalità, del sentimento e più in generale della dirompente forza emotiva dell’interiorità è riconducibile ad una parola centrale nel movimento romantico, in Germania come nel resto del mondo: Sehnsucht.

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Lorenzo Latini / 0
baggio
Roberto

Affinità e divergenze fra il Divin Codino e noi al conseguimento del mezzoRoberto Baggio è una fenice. Brucia, muore e da quelle ceneri risorge. Quello più famoso l'ha fatto una volta, Roberto Baggio ben quattro. Prima volta: ha deluso tutti, è andato a Torino, lasciando la Fiorentina. E' vero c'erano tanti soldi di mezzo e la possibilità di vincere, ma ha comunque tradito i suoi tifosi. E' il 6 aprile 1991, la Fiorentina vince 1-0 gol di Fuser. Rigore per la Juventus. Baggio non lo vuole tirare, viene sostituito. Calcia De Agostini: sbaglia. Mentre esce Roberto raccoglie una sciarpa viola. La pace è fatta. Seconda volta: l'Italia, che fino ad allora ha fatto poco meno che ridere, è sotto di un gol con la Nigeria. secolo di età

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admin / 0
bulgaria
La schiacciante maggioranza bulgara: il calcio nella terra di Stoichkov e Asparuhov

Un corpo senza vita appeso a una corda. Le autorità si scambiano occhiate di approvazione. Adesso bisogna essere veloci a rimuovere il palco: era necessario far vedere a tutti la fine dell’uomo, ma non si deve assolutamente creare un luogo di pellegrinaggio. Il cadavere va fatto sparire, con lui si dilegueranno anche i conati rivoluzionari e la Bulgaria rimarrà parte integrante dell’Impero ottomano. Quella appena raccontata fu la fine di Vasil Ivanov Kunchev, l’Apostolo della Libertà, insegnante, monaco ortodosso, ideologo del risveglio nazionale bulgaro, catturato dai turchi a Lovech, impiccato il 18 febbraio 1873 a Sofia, e noto al mondo come Vasil Levski.

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Gianni Galleri / 0
Mokhtar Dahari
Mokhtar Dahari, orgoglio malese

È davvero difficile da credere, ma non molto tempo fa il grande calcio è passato anche da qui. Al turista e appassionato che si trovi a passare dalle parti dello Stadium Merdeka ("Stadio dell'Indipendenza"), che ha ospitato la sua ultima partita internazionale addirittura nel 2001, sembrerà davvero impensabile che uno stadio tanto piccolo abbia potuto contenere in giorni neanche troppo lontani una folla oceanica, che si esaltava per le imprese dei suoi undici eroi. Eppure c'è stato un tempo in cui le Harimau Malaysia - le tigri della Malesia - riempivano i cuori di Kuala Lumpur, rendendo grande il calcio degli anni settanta.

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Simone Cola / 4
La partita che poteva salvare la Jugoslavia

Finisce tutto con un signore di Klis che si ammazza sparandosi alla testa. Sergio Goycoechea, il vero eroe delle Notti Magiche, distende la mano, e la palla destinata alla rete viene respinta. Il mondo che fino ad allora aveva conosciuto frana. L’uomo di Klis non è il più intelligente, è solo il più spaventato. Ha capito che ormai il piano è inclinato. Che la sfera ha iniziato a rotolare e che da allora andrà sempre peggio. Ha paura, più di tutti, e la fa finita.

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Gianni Galleri / 0
romario
Romario, i tre atti del malandro

L'atmosfera è tesa. Bobby Robson utilizza il tono solenne delle grandi occasioni, mentre Frank Arnesen traduce dall'inglese allo spagnolo. In quella stanza, a ridosso del campo di allenamento del Psv Eindhoven, nessuno parla portoghese, e il brasiliano con le lingue straniere non ha mai avuto un grande feeling. Un po' come con tutte le cose che richiedessero un minimo di impegno. «Romario - esordisce Robson - la devi smettere di andartene dal campo di allenamento, e sopratutto devi metterti in testa che il venerdì sera non puoi uscire». È l'ennesimo incontro tra i due, conviventi sotto lo stesso tetto ma abitanti di due mondi completamente agli antipodi.

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Carlo Perigli / 0
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Law Adam, ultimo doppio passo in Indonesia

«Un altro, ne vogliamo vedere un altro!». Il pubblico di Surabaja si agita e grida, invoca un altro colpo del suo idolo, vuole nuovamente strofinarsi gli occhi di fronte a quella maledetta diavoleria. In campo, in quelle che di lì a poco smetteranno di chiamarsi Indie Orientali Olandesi, per prendere il nome di Indonesia, il 15 maggio del 1941 c'è solo un'amichevole tra Thor e Anasher, due squadre locali, ma il pubblico giunto per vedere la partita è quello delle grandi occasioni. Ma non c'è da stupirsi, d'altronde il calcio rappresenta uno svago importante in tempi che iniziano a farsi complicati. Dicono che la guerra, che già da qualche anno sta devastando l'Europa, si stia per estendere anche nel Pacifico. Quel che ancora non sanno però, è che la loro città diventerà il luogo chiave della lotta per l'indipendenza indonesiana. "Kota Pahlawan - la città degli eroi" - questo il soprannome che potrà sfoggiare quando il colonialismo verrà sconfitto.

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Simone Cola / 2
campos
Tutti i colori del mare

«Lo conosci il mare?» «Certo che lo conosco» «E come fai a dirlo con certezza?» «Lo cavalco tutti i giorni, con la mia tavola da surf» «E quindi lo conosci?» «Sì, te lo ripeto. So quando arrivano le onde, quelle grandi, quelle che ti fanno andare a tutta velocità e sentirti il vento forte sul viso» «Di che colore è il mare?» «Ma che domanda? È chiaro che è blu, ti potrebbe rispondere anche un bambino. Forse anche chi il mare non lo ha mai visto in vita sua» «Risposta sbagliata»

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Claudia Moretta / 0
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Carlos Valderrama, il sospiro di un’emozione

Gli abitanti di Santa Marta, che quotidianamente e per i motivi più disparati passano davanti all’Estadio Eduardo Santos, osservano la statua posta a pochi metri. Si fermano, sospirano, sorridono e proseguono il loro cammino. Anche il turista europeo, che in quella terra può godersi contemporaneamente le bellezze della Sierra Nevada de Santa Marta e le splendide spiagge, avvolte dallo splendore del Mar dei Caraibi, passando da quelle parti non può permettersi di restare indifferente. Non ha bisogno di chiedersi nulla riguardo all'identità del soggetto rappresentato, né tantomeno il perché della sua presenza. Lo riconosce subito, perché il fascino espresso da quell'enorme chioma bionda e riccioluta e quei baffi ingombranti in Colombia rispondono a un solo nome, che per anni ha affascinato e fatto sognare l’intero Paese sudamericano.

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Carlo Perigli / 0
milla
Roger Milla, la danza del gol

Non c’è il momento della felicità. Non c’è la gioia, l’allegria e la contentezza. Tutto è in bianco e nero. Ci si alza presto, si va a lavoro, si fa il proprio dovere e si rientra a casa. Il papà di Roger esce tutte le mattine. Fischia, sale sul suo treno e gira il paese. A volte la sua famiglia lo segue e Roger spera sempre di vedere qualcosa di nuovo, di diverso. Qualcosa di esplosivo. Il treno corre e gli occhi non intercettano altro che grigio, teste basse e il dovere che si compie. Tutto uguale, tutto ripetitivo. Più che affacciato a un finestrino, Roger pensa di essere in uno di quei cinema scadenti dove la pellicola si blocca e rimanda mille volte la stessa sequenza. Vorrebbe alzarsi, dare un calcio al proiettore e vedere finalmente la scena conclusiva, il lieto fine.

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Claudia Moretta / 0