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Giuseppe Giannini, il corso del vero amore

Nelle favole che ci leggevano da bambini, il Principe alla fine, in un modo o nell'altro, riusciva sempre ad avere la meglio: sconfiggeva il mostro cattivo che teneva prigioniera la Principessa, la liberava dall'incantesimo con un bacio e, infine, la sposava. Poi, con il passare degli anni, abbiamo imparato che le cose quasi mai vanno così, nel mondo reale: la vita ci ha insegnato che le storie d'amore terminano con la stessa facilità con la quale sono nate; senza un perché o un percome. Succede e basta. Forse perché non esistono Principesse come quelle che immaginavi a quattro anni, né draghi o orchi dalle cui grinfie trarle in salvo; perché non cavalchi un cavallo bianco e non puoi contare sull'aiuto di un Mago. Eppure qualcosa rimane, al termine di una storia d'amore: il magone, forse, oppure il rimpianto; magari il rancore, o la semplice consapevolezza che, pur con tutti gli sforzi, non sarebbe potuta andare diversamente. Nella favola che andiamo a raccontarvi, ad esempio, il finale lascia l'amaro in bocca e gli occhi pieni di lacrime, e forse è proprio questo che la rende così bella.

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Lorenzo Latini / 0
bergkamp
Assurdo nerazzurro

Tra il 1993 e il 1995, Dennis Bergkamp è l'uomo sbagliato nella squadra sbagliata, e perdipiù nel campionato sbagliato. In quel periodo il calcio italiano danza sul filo dell'incertezza tattica, compresso tra due ipotesi di futuro diametralmente opposte. Da un lato il catenaccio, dall'altra i segnali di quello che per qualche anno è stato interpretato come un cambiamento imminente: il Milan di Sacchi, il Bologna di Maifredi e il passaggio di quest'ultimo alla Juventus, il Foggia di Zeman, che con il suo 4-3-3 spregiudicato ha sfiorato per due volte la qualificazione in Coppa Uefa. Poi però, Sacchi ha lasciato il posto a Capello, decisamente più pragmatico del suo predecessore, mentre la Juventus si è disfatta in un battibaleno di Maifredi, rifugiandosi nelle calde certezze del catenaccio offerto da Trapattoni.

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Carlo Perigli / 0
Di Bartolomei
Un pizzico immaginario

Un pizzico. Una sorta di puntura alla bocca. Quella notte un leggero bruciore sveglia Ago di soprassalto, proprio mentre si immagina su uno splendido e verdissimo campo di calcio. A passargli una mano sulle labbra e fargli provare quel fastidio è stato il suo amico di sempre. Le labbra di Ago diventano a un tratto appiccicose. Fanno fatica ad aprirsi completamente. Prova a strillare: nulla, restano serrate. A parlare: un pochino gli riesce. A sussurrare: sì, gli riesce ancora bene.

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Claudia Moretta / 0
Brady
Liam Brady, il rigore dell’addio

Undici metri. Undici metri e quindici minuti, le coordinate spazio-temporali che delineano lo scenario in cui si muove Liam Brady. Sarà lui, il numero 10 bianconero, a calciare il rigore decretato dall'arbitro Pieri di Genova, intorno al quale si inizia a diradare il capannello di proteste inscenato dai giocatori del Catanzaro. Manca un quarto d'ora alla fine del campionato, e, con la Fiorentina ferma a Cagliari sullo zero a zero, il suo tiro potrebbe essere decisivo. Se la palla entra, con ogni probabilità a Torino partiranno i caroselli per il ventesimo scudetto. La seconda stella, portata in dono alla Vecchia Signora da quel condottiero silenzioso, professionista esemplare e "geometra" impagabile, arrivato in Italia in punta di piedi e con lo stesso stile pronto ad andarsene.

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Carlo Perigli / 0