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st. albans
St. Albans City, la storia dell’albero che gli costò la promozione

Hertfordshire, estate 1993. Piove, ma non è una novità da queste parti. Siamo in un pub, uno di quelli scuri, fumosi che puzzano di sigarette e di birre cadute a terra. Sta iniziando a fare buio. Ci sono quattro persone intorno a un tavolo, sono tutti in là con gli anni. Il più giovane ha visto 58 primavere, il più vecchio 77. Continuano a controllare l’orologio e cercano di limitare il numero di birre. Ma siamo già alla quarta. Ognuno ha il suo modo di ingannare l’attesa. Chi strappa piccoli pezzi di carta dai sottobicchieri, chi fa ondeggiare la birra nel boccale. Uno parlotta quasi da solo. L’ultimo si tortura un orecchio che ormai è diventato paonazzo. Una lunga fila di avventori si avvicina e chiede loro se si sa qualcosa. Ormai non rispondono più, scuotono solo la testa. Poi all’improvviso entra Bernard Tominey, il presidente, e anche la televisione per un attimo sembra ammutolirsi.

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Gianni Galleri / 0
paul gascoigne
«Scusa Paul, posso farti una domanda?»

A vicenda ci reggiamo la testa, vomitiamo e poi ricominciamo a bere. Ce lo siamo promessi. Era inizio serata, ne prenderemo una memorabile. Tu ricordi come abbiamo inziato? Birra, poi rum, poi gin, poi birra, poi rum, poi gin e poi non riesco a ricordarmelo. Siamo qua seduti. Il pub, lo White Lion di Folkestone, ci ha sbattuto fuori. Il barman aveva capito tutto fin dall'inizio: per lui saremmo stati solo un problema. Non ha neanche fatto finta di essere felice che tu fossi nel suo locale. Certo, se avessi evitato di urlargli, ogni volta che si voltava, «Fottuto Gooner», questo ci avrebbe aiutato. Ma non fa niente. Una notte da ricordarsi tutta la vita.

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Gianni Galleri / 0
Dwight Yorke
Dwight Yorke, tutto ha inizio in un cestino

David Platt sorride e scuote la testa. Nonostante i trofei vinti e le medaglie conquistate, nella sua testa l'immagine di Dwight Yorke resta legata a quel folle spettacolino che l'attaccante trinidadiano inscenava nel corso dei suoi primi allenamenti con l'Aston Villa. «Giochetti stupidi», pensava l'allora capitano dei Villains, incuriosito dall'allegria con cui quel giovane talento caraibico restava da una parte, mentre in piedi dentro ad un cestino teneva il pallone in equilibrio con la testa. Palleggiava, lo faceva rotolare sulla fronte, lo baciava e lo rimandava indietro. Una, due, tre, decine di volte.

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Carlo Perigli / 0
fowler
Robbie Fowler, dalla parte giusta

A volte c'è bisogno di scegliere, tra quello che sei e quello che vorrebbero tu fossi. Tra il mondo in cui vieni e quello in cui sei approdato. Tra Toxteth, sobborgo di Liverpool dove crescere in fretta assume i caratteri della necessità, e il calcio patinato, quello delle copertine e dei grandi marchi, dello show business in cui, se vuoi esserci, non devi mai uscire dal seminato. Robbie Fowler lo sa, se non fosse stato per quel dono casualmente concessogli da madre natura, quella vita da sogno non sarebbe mai stata la sua. È giovane, ricco e con una passione smodata per le donne e per i club, vizi che coltiva assiduamente insieme al suo amico di sempre, a quel Steve McManaman che da una vita condivide con lui lo spogliatoio, il prato di Anfield e la vista dell'alba dopo una notte non proprio degna di un calciatore professionista.

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Carlo Perigli / 1
ian wright
Lacrime e rabbia, essere Ian Wright

Nel giro di un attimo, la sera del 12 aprile 1994 il mondo gli è completamente franato addosso. Quel cartellino giallo, mostratogli dall'arbitro senza troppi complimenti, rappresenta la sentenza definitiva: Ian Wright non giocherà l'eventuale finale di Coppa delle Coppe. Mani in testa e corpo piegato sulle ginocchia, l'attaccante inglese non regge il colpo, e qualche lacrima gli scende sul viso. Provocato per tutta la partita, alla fine ha reagito. Il fallo c'è, il giallo pure, ma i difensori del Paris Saint-Germain lo sapevano, conoscevano i lati deboli del suo carattere e l'hanno provocato. E ci sono riusciti. Il pubblico d'oltremanica non capisce, pensa alla solita scenata della primadonna che non accetta la sacrosanta decisione dell'arbitro. Ma che ne sanno loro cosa significhi veramente essere Ian Wright?

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Carlo Perigli / 0
shearer
Alan Shearer, riportando tutto a casa

Inizierò da qui, da quando è partito inseguendo un sogno ed un pallone. Un sogno che era qui, mentre lui se ne andava. Sapeva cosa stava facendo, l'ha sempre saputo, e forse è per questo che parlare di Alan Shearer viene sempre così difficile. Su di lui il materiale non abbonda, e spesso si basa su leggende metropolitane, emerse nel corso del tempo per dare un tocco di colore ad una vita e una carriera tremendamente razionali e semplici da descrivere: impegno, determinazione e grinta. E passione, tanta, per ogni squadra con cui ha giocato. Dagli esordi al Southampton allo scudetto con il Blackburn, Shearer in campo ha sempre dato tutto, tenendo costante un impegno che l'aveva guidato da bambino tanti anni prima, quando con la maglietta del Wallasend Boys Club sognava di eguagliare le gesta di Kevin Keegan.

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Carlo Perigli / 0
le tissier
Matt Le Tissier, la dura vita di un Dio di provincia

Luci spente, ad illuminare la sala ci sono solo i suoi gol, proiettati sullo schermo. Matt Le Tissier li guarda affascinato, sorride, nascondendo a fatica una travolgente emozione. E, sia chiaro, a farlo sussultare non è la pregiata fattura dei colpi, una serie di 198 sfide all'impossibile regolarmente vinte per k.o. E tutto sommato, non è nemmeno l'intervista che sta per rilasciare, o il documentario che di lì a poco gli verrà dedicato. Anzi, a dire la verità, di quello gli interessa veramente poco. Le Tissier si è sempre rifiutato di mettere la sua vita sotto i riflettori, tanto da aprire la sua autobiografia con la precisazione che della sua sfera privata non avrebbe raccontato nulla ("It's Tiss and Dell, not Kiss and Tell").

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Carlo Perigli / 0
dzajic
Dragan Dzajic, il miracolo dei Balcani e l’inchino di sua maestà

Se c’è una cosa che mi piace del calcio, è il suo essere una fonte inesauribile di storie da raccontare. Un campionato, una partita, a volte anche un’azione, può essere una fonte inesauribile di racconti, la cui diffusione permette ai protagonisti di rimanere impressi nella memoria di questo fantastico sport. Allo stesso tempo però, accade che alcuni di essi, nonostante nel corso della loro carriera si siano resi protagonisti di eventi memorabili, finiscano nel dimenticatoio, insieme alle loro imprese, alle loro giocate e alle folle che ne acclamavano il nome.

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