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Lacrime e rabbia, essere Ian Wright

Nel giro di un attimo, la sera del 12 aprile 1994 il mondo gli è completamente franato addosso. Quel cartellino giallo, mostratogli dall'arbitro senza troppi complimenti, rappresenta la sentenza definitiva: Ian Wright non giocherà l'eventuale finale di Coppa delle Coppe. Mani in testa e corpo piegato sulle ginocchia, l'attaccante inglese non regge il colpo, e qualche lacrima gli scende sul viso. Provocato per tutta la partita, alla fine ha reagito. Il fallo c'è, il giallo pure, ma i difensori del Paris Saint-Germain lo sapevano, conoscevano i lati deboli del suo carattere e l'hanno provocato. E ci sono riusciti. Il pubblico d'oltremanica non capisce, pensa alla solita scenata della primadonna che non accetta la sacrosanta decisione dell'arbitro. Ma che ne sanno loro cosa significhi veramente essere Ian Wright?

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Carlo Perigli / 0