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robert pires
Robert Pires, amore senza rancore

«Robert Pires! Robert Pires! Robert Pires!» La sera del 7 aprile 2009 l'Emirates Stadium non sembra conoscere altri nomi. Prima, durante e dopo la partita di Champions League, quell'urlo esplode a cadenza regolare dalla bocca di ogni singolo tifoso dell'Arsenal, che lo grida al cielo con tutta la passione che ha in corpo. Robert Pires ascolta, si guarda intorno e accenna un sorriso, con le emozioni che danzano a metà tra il finto distacco e una malcelata commozione. D'altronde, in palio c'è l'accesso alla semi-finale di Champions League, e lo spazio per le emozioni non dovrebbe essere contemplato. Dovrebbe, si, perché stasera non si può parlare solo di calcio. Si parla di vita, e allora si, le gambe tremano davvero.

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Carlo Perigli / 0
Susic
Safet Susic, meravigliosamente diverso

«Benchè sia una città, Sarajevo ha l'anima di un villaggio». In "La Bosnia e l'Erzegovina", seconda tappa del reportage nei Balcani scritto tra il 1935 e il 1938, è probabile che Rebecca West abbia colto appieno l'anima più limpida della capitale bosniaca. Perchè, spiegava, a differenza di quanto avviene quando si confrontano piccoli e grandi centri, nella capitale bosniaca i «passaggi della mente», così come avviene per i fiumi e l'aria, non si inquinano, non tendono a indebolirsi. E la religione, spiegava l'autrice, non rappresenta un'eccezione, ma «irriga la città e la rende fresca come una rosa».

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Carlo Perigli / 0
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Marsiglia, il cuore ultras e la crisi Olympique

Abedi Pelè si appresta a calciare il calcio d’angolo. Va con il sinistro, il corner è quello di destra. Parte una parabola corta, sul primo palo. Nel bel mezzo di un fitto bosco di maglie rossonere, spunta la testa di Basile Boli da Abidjan. Colpisce senza staccare i piedi da terra: 1-0. E’ il risultato che sancirà la vittoria dell’Olympique Marseille sul Milan e segnerà il punto più alto nella storia calcistica di un club francese in Europa. Con buona pace dei petrodollari qatarioti e del Paris Saint Germain.

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Gianni Galleri / 0
saint-etienne
Benvenuti nell’inferno verde

Benvenuti, fatevi pure avanti senza timore alcuno, l'inferno verde vi attende. Un breve giro nella Belle Èpoque del calcio francese, alla scoperta di chi, ben prima di sceicchi miliardari e rockstar svedesi, portò la scuola transalpina al punto più alto della sua lunga storia. Immagino ve lo starete chiedendo, cos'ha questo posto di tanto infernale? Vedete cari amici, questo è il Geouffroy-Guichard, lo storico stadio del Saint-Etienne, un luogo maledetto per chiunque fosse tanto coraggioso da varcarne la soglia, una fortezza rimasta inespugnata dal 24 marzo 1973 al 19 agosto 1977. Un mito, senza dubbio, costruito dai peccati dei suoi protagonisti. Personaggi brillanti, poeti maledetti di un calcio dal quale non sono riusciti a ottenere i frutti tanto sperati. Per questo ora sono qui, in eterno dannati a vivere un progetto che non li porterà mai nell'olimpo del calcio. Capite ora? Allora prego, addentriamoci assieme alla scoperta di uno dei più attraenti miracoli mancati mai offerti da questo splendido gioco.

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Carlo Perigli / 0