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vilfort
L’eco di una vittoria e di una sconfitta

La prima partita è trasmessa in televisione e Line è lì davanti, in prima fila. Strilla forte il suo nome, lo incita, lo applaude e lo incoraggia in ogni azione. La sera lo chiama. «Ho sentito il tuo tifo, Line» «Ma papà, mi prendi in giro? Siamo troppo distanti» «Hai mai sentito parlare dell’eco?» «No papà, cos’è?» «Quando lanci la palla contro il muro quella ti torna indietro e comincia a rimbalzare ovunque, hai rotto anche la lampada della mamma così. Alla voce succede la stessa cosa: se strilli e quella va a sbattere contro qualcosa torna indietro e comincia a rimbalzare. Rimbalzando, rimbalzando è arrivata fino a me. Domani se strillerai più forte ti sentirò meglio».

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Claudia Moretta / 0
Panenka
La guerra di Panenka

E così siamo arrivati all'ultimo rigore. La corazzata tedesca ha subito e sofferto il doppio svantaggio, ma alla fine è riuscita a rimontare. Due a due, con la finale degli Europei del 1976 che, per la prima volta nella storia, verrà decisa ai calci di rigore. I cecoslovacchi, autentica rivelazione del torneo, li hanno messi dentro tutti, mentre la Germania Ovest è stata "tradita" da Ulf Hoeness, che ha spedito il pallone alto. Tuttavia, sarebbe ingiusto attribuire la colpa di questa sgradevole situazione al numero otto della compagine teutonica. Semmai, a sbagliare fu la Nazionale tedesca tutta. Troppo sicura di sè, dei suoi mezzi, del titolo mondiale vinto due anni prima e di quello europeo del 1972.

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Carlo Perigli / 0
jugoslavia
Come uccisero il Brasile d’Europa (parte III)

Il 12 settembre 1990 la Jugoslavia inizia le qualificazioni agli Europei del 1992, battendo l’Irlanda del Nord per 2-0. Quello degli slavi del sud è un cammino implacabile, che porterà la Nazionale a passare agevolmente il girone, vincendo 7 delle 8 partite, con 24 gol realizzati e solamente 4 subiti. Oltre a Davor Suker, la Jugoslavia inizierà ad amare anche Darko Pancev, implacabile attaccante che vincerà la classifica marcatori con 10 gol. Numeri impressionanti, stracciati da una storia fatta di nazionalismi, guerre e interventismo occidentale, che spazzeranno via ogni aspetto della società jugoslava, calcio compreso.

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Carlo Perigli / 0
jugoslavia
Come uccisero il Brasile d’Europa (parte II)

Il calcio, almeno da parte di chi lo gioca, per il momento prova a rimanerne fuori. Se dal 1989 le sei Repubbliche accelerano il processo di allontanamento dalla Federazione, la Nazionale rimane coesa. Così, mentre sulla scena politica ed economica iniziano ad affacciarsi i partiti nazionalisti e l’economia liberista, la selezione che si appresta a viaggiare verso l’Italia rimane fedele alla sua identità jugoslava. I giovani sono cresciuti e ora affiancano senatori del calibro diStojkovic, Savicevic e Katanec

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Carlo Perigli / 1
jugoslavia
Come uccisero il Brasile d’Europa (parte I)

Sguardi persi nel vuoto, molti piangono, qualcuno addirittura per il nervosismo rigetta la cena. É la sera del 1 giugno 1992, il Brasile d’Europa è stato appena ucciso da un fax proveniente da Berna. Brasile d’Europa, così veniva chiamata laNazionale di calcio jugoslava verso la fine degli anni ’80, per via di quello straordinario catalogo di estro e fantasia con cui quella generazione faceva sognare un Paese intero, da Lubiana a Skopje.

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Carlo Perigli / 0