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saint-etienne
Benvenuti nell’inferno verde

Benvenuti, fatevi pure avanti senza timore alcuno, l'inferno verde vi attende. Un breve giro nella Belle Èpoque del calcio francese, alla scoperta di chi, ben prima di sceicchi miliardari e rockstar svedesi, portò la scuola transalpina al punto più alto della sua lunga storia. Immagino ve lo starete chiedendo, cos'ha questo posto di tanto infernale? Vedete cari amici, questo è il Geouffroy-Guichard, lo storico stadio del Saint-Etienne, un luogo maledetto per chiunque fosse tanto coraggioso da varcarne la soglia, una fortezza rimasta inespugnata dal 24 marzo 1973 al 19 agosto 1977. Un mito, senza dubbio, costruito dai peccati dei suoi protagonisti. Personaggi brillanti, poeti maledetti di un calcio dal quale non sono riusciti a ottenere i frutti tanto sperati. Per questo ora sono qui, in eterno dannati a vivere un progetto che non li porterà mai nell'olimpo del calcio. Capite ora? Allora prego, addentriamoci assieme alla scoperta di uno dei più attraenti miracoli mancati mai offerti da questo splendido gioco.

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riquelme
Juan Román Riquelme, vettura numero Diez

Se non avesse fatto il calciatore, secondo me Juan Román Riquelme sarebbe stato un autista. Un ottimo autista, se non il migliore, di certo quello che avrei scelto per fare un viaggio. E dire che i suoi genitori, quando nell'estate del 1978 venne al mondo, avevano tutt'altri piani. La madre non aveva dubbi, avrebbe fatto in modo che il nome di suo figlio richiamasse quello di J.R., affascinante - almeno per milioni di donne - personaggio lanciato da una popolare soap opera statunitense, che proprio in quel periodo esordiva nei teleschermi di tutto il mondo. Lingua tagliente e ambizione da vendere, per tredici lunghi anni il cattivo di Dallas ha ipnotizzato un pubblico sconfinato, che giorno dopo giorno restava ammaliato di fronte al tubo catodico. La signora Riquelme, forse, cattiveria cinematografica a parte, lo avrebbe voluto così: un protagonista a suo modo, un personaggio complesso e affascinante, dal quale, che ti fosse piaciuto o meno, presto o tardi non saresti riuscito a staccare gli occhi. Anche Ernesto, il signor Riquelme, aveva progettato accuratamente i suoi piani in vista dell'arrivo del piccolo Juan Román.

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milan stella rossa 1988
Nati nella nebbia

Se è vero che un battito di ali di farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas, è altrettanto innegabile che un inaspettato cambiamento climatico in quel di Belgrado abbia giocato un ruolo fondamentale nella storia del calcio europeo, consacrando una squadra che, altrimenti, sarebbe rimasta l'ennesimo esempio sportivo di "bella e incompiuta". "Solo la nebbia", diranno a fine racconto i detrattori di Sacchi, ma i tifosi rossoneri possono stare tranquilli. Non è assolutamente mia intenzione denigrare gli sfavillanti successi di quel Milan, autentica rivoluzione calcistica e giustamente elevato dagli storici della materia a simbolo di un'epoca. Anche i più accaniti però dovranno convenire con me, accettando che prima ancora che nel calcio rivoluzionario professato dal "vate di Fusignano", la genesi della leggenda vada ritrovata in una fitta nebbia, scesa con un tempismo assai improbabile sul Marakana di Belgrado la sera del 9 novembre 1988.

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milan barcellona
La partita geniale

Chissà come si sarà sentito Johan Cruyff al fischio finale. Male, sicuramente male, sconfitto e umiliato da quella squadra a cui alla vigilia non dava alcuna possibilità di successo. Lui era un vincente alla guida di un dream team, l'espressione del calcio spettacolo contro cui niente avrebbe potuto il "difensivo catenaccio" rossonero. Ad Atene il 18 maggio 1994 il Barcellona era pronto ad alzare un altro trofeo, dopo lo scudetto, il quarto consecutivo, vinto tre giorni prima. In Catalogna, nonostante la finale fosse imminente, il successo in campionato venne festeggiato in pompa magna, con i tifosi blaugrana che stendevano striscioni in onore di "Koeman el canonero", "Romario el Pichichi", "Stoichkov la Garra".

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Stojkovic
Dragan Stojkovic, il grande rifiuto nella notte di Bari

29 maggio 1991, al San Nicola di Bari va di scena la finale della Coppa dei Campioni. Di fronte all’Olympique Marsiglia, l’armata francese guidata da quel “killer” di Jean-Pierre Papin, c’è la Stella Rossa di Belgrado, un gruppo di ragazzini terribili, folli, guidati ad un mix di tecnica e incoscienza che li porterà dritti nell’olimpo del calcio. È la generazione di Savicevic e Mihajlovic, di Prosinecki, Jugovic e Pancev, ma è sopratutto la squadra segnata dal mito di Dragan ‘Piksi’ Stojkovic, tra i giocatori più amati della storia del club belgradese.

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