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Ajax-Liverpool 1966: l’Infinito che venne fuori dalla nebbia

Vennero fuori dalla nebbia. Come in un horror-movie di serie B. Gli altri non avevano neanche il tempo di rendersi conto di cosa diavolo stesse accadendo, che quelli crossavano e tiravano in porta, si sovrapponevano sulle fasce e dribblavano i rossi come birilli.

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Lorenzo Latini / 0
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È bello vederti, schaduwspits

«È bello vederti». La storia, o almeno quella parte che infiamma gli appassionati e riempie gli almanacchi, inizia con queste tre semplici parole. È il 14 dicembre 1986, in programma al De Meer c'è Ajax-Roda. Dennis si sta recando allo stadio in macchina, seduto sul sedile posteriore. Alla guida c'è papà Wim, emozionato come non mai, mentre mamma Tonny è al suo fianco, e per nulla al mondo si perderebbe l'esordio da professionista del figlio. Certo, lo avrebbe preferito ginnasta, come lei da giovane, ma prima o poi bisogna anche accettare la realtà, che tutto sommato non è poi così male. L'ascesa di Bergkamp è stata voluta e guidata da Cruyff in persona. Lo ha scrutato a lungo, ne ha esaltato i pregi e limato i difetti. Lo ha bastonato quando ce n'era bisogno, fino a "retrocederlo" di un gradino nelle giovanili per motivarlo, ed esaltato quando il lavoro iniziava a dare i suoi frutti. E ora lo porterà con sé in panchina, con l'obiettivo dichiarato di fargli giocare uno scampolo di partita.

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Carlo Perigli / 0
Dennis Bergkamp, forgiato dalla Kade

«Dennis! Sali che è tardi!» Sono più di dieci minuti che la signora Tonny si affaccia a più riprese alla finestra, nel vano tentativo di far comprendere al figlio il semplice concetto secondo cui, quando è pronta la cena, devi lasciar perdere il pallone e tornare a casa. «Dennis, forza andiamo!». Ci riprova, senza tuttavia farsi prendere dalla collera. D'altronde, con il piccolo non ce n'è bisogno. È bravo Dennis. Educato, gentile, rispettoso e ubbidiente, ma quando ha la sfera tra i piedi si isola in un mondo tutto suo, all'interno del quale consente l'ingresso solamente a Wim Jr., Ronald e Marcel, i suoi fratelli maggiori. Nessun problema comportamentale, stiamo pure tranquilli, anche se, quando passa giornate interne a prendere a pallonate il muro, qualche preoccupazione potrebbe sorgere. Una, dieci, cento volte. Di destro, di sinistro, ancora di destro e così via. Dice che è il suo allenamento personale, che gli serve per capire i tempi e i modi con cui il pallone rimbalza, per simulare situazioni di ricezione e passaggio. Certo, un po' inusuale per un bambino di appena otto anni, ma mamma Tonny guarda il piccolo e vede Wim, suo marito, un artigiano tuttofare con la mania per la perfezione. Sono sposati da anni, e Tonny ha imparato che per Wim non esiste il "ma" nel suo lavoro. Tutto deve essere perfetto. E Dennis ha ripreso totalmente da lui, non c'è da preoccuparsi. È solo l'ennesimo piccolo perfezionista in casa Bergkamp.

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Carlo Perigli / 0
Litmanen
Jari Litmanen, il sole d’inverno

Lahti, nel sud della Finlandia, è un centro industriale posto sulla riva meridionale del lago Vestirvi, a cavallo di una serie di colline create dal Salpausselkä, l'ultima glaciazione. Chi nasce da queste parti di solito impazzisce per l'hockey sul ghiaccio, sport nazionale finlandese, anche se in città tutti si sentono particolarmente orgogliosi del trampolino triplo - il Salpausselkä, appunto - che in diverse occasioni è diventato l'attrazione principale dei campionati mondiali di sci nordico. Certo, viene da sé che qui qualsiasi attività sportiva debba essere obbligatoriamente legata alla neve, la cui stagione dura senza soluzione di continuità da novembre fino a marzo, con temperature che vanno da 0 a -30° centigradi.

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Carlo Perigli / 0