Category: Storie (in)dimenticate

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Dragiša Binić e le verticalizzazioni della storia

La Storia in qualche modo funziona come il calcio. Ci sono lunghi momenti interlocutori, dove non succede niente, e poi ci sono brevi istanti in cui tutto accade e cambia per sempre quello che era prima, trasformandolo e dandogli una nuova forma, una differente condizione. La Storia verticalizza gli eventi e li trasforma in rete. Nell’aprile del 1991, uno sterminato mare verde cresceva florido nelle pianure che circondano Vukovar. «Era un anno fertile per il grano, come mai in passato: era tutto in abbondanza». La Fortezza del Lupo (traduzione letterale del nome della città) dominava le terre circostanti, fino alle foreste dalle quali arriva ancora oggi uno dei legnami più pregiati per le botti nelle quali invecchiano i nostri vini: il rovere di Slavonia.

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Gianni Galleri / 0
bulgaria
La schiacciante maggioranza bulgara: il calcio nella terra di Stoichkov e Asparuhov

Un corpo senza vita appeso a una corda. Le autorità si scambiano occhiate di approvazione. Adesso bisogna essere veloci a rimuovere il palco: era necessario far vedere a tutti la fine dell’uomo, ma non si deve assolutamente creare un luogo di pellegrinaggio. Il cadavere va fatto sparire, con lui si dilegueranno anche i conati rivoluzionari e la Bulgaria rimarrà parte integrante dell’Impero ottomano. Quella appena raccontata fu la fine di Vasil Ivanov Kunchev, l’Apostolo della Libertà, insegnante, monaco ortodosso, ideologo del risveglio nazionale bulgaro, catturato dai turchi a Lovech, impiccato il 18 febbraio 1873 a Sofia, e noto al mondo come Vasil Levski.

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Gianni Galleri / 0
«Stanley Matthews, ce la fa a giocare un altro paio di stagioni?»

Il calcio è metafora della vita: ogni espressione, ogni gesto tecnico, ogni scivolata, ogni esultanza e ogni fallo da dietro trovano un loro corrispettivo nella quotidianità della nostra esistenza. Non tutti riescono a comprendere questa cosa. «Non capisco cosa ci trovi di così entusiasmante in ventidue ragazzini strapagati in calzoncini che corrono dietro ad un pallone», ti dicono. E’ il loro topos, il luogo comune dietro cui lasciano intravedere una sfumatura di compassione nei confronti di questi poveri idioti che ogni domenica fremono e gioiscono e bestemmiano per una vittoria o per una sconfitta. È una questione antica come è antico questo sport. Il sottoscritto, quando si trova alle prese con questo tipo di persone, ricorre sempre alla stessa arma: Stanley Matthews.

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Lorenzo Latini / 0
Cina e pallone: la mia strana ricerca del calcio nella terra del Dragone

Disclaimer. Questo racconto non vuol essere esaustivo della situazione cinese. E’ solo la mia diretta esperienza in un mondo calcistico in rapida evoluzione e crescita. E’ quello che ho visto e sentito con i miei occhi e le mie orecchie e per tanto sarà parziale e non rappresentativo di tutta la nazione.

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Gianni Galleri / 0
Nigeria
Nigeria ’96, altro che Winning Eleven

Rofay; Adeypuju, Weste, Okayshuku, Babyaro; Olissey, Laoual, Finedi, Okusha; Babandiga, Amakochi. Se questi nomi non vi dicono nulla, o avete meno di venticinque anni, o ne avete più di cinquanta. Oppure, semplicemente, tra il 1998 e il 2000 siete vissuti ad Alfa Centauri. Si tratta della formazione-tipo (con nomi fedelmente storpiati) della Nigeria ad ISS Pro Evolution o, in caso abbiate usufruito della versione giapponese del videogame, di Winning Eleven. Se avete avuto modo, anche solo una volta nella vostra vita, di provare questo gioco, siamo pronti a scommettere che prima o poi vi siete imbattuti nei fenomeni in maglia verde; che avete fatto galoppare sulla fascia Tijani Babangida, segnato gol a grappoli con Kanu (Khanou) e Amokachi, tremato per le frequenti sbandate di Rufai e Eguavoen (Egouaven).

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Lorenzo Latini / 0
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El Lobo

Ammetto che può apparire curiosità frivola, tiepida, leggera, eppure ad un certo punto ti esplode dentro e devi per forza dare una risposta alla tua domanda. In fondo lo stesso Socrate, che di domande esistenziali probabilmente se l’è fatte più di me, e sicuramente di più complesse, diceva che una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta. Volete scoprire quale sia la squadra più antica del Sudamerica? Bene, allora occorre prendere la strada del bosco e incontrare il suo animale allegorico per eccellenza. Il lupo. Controllare l’emozione perché verrà verso di voi. Ve lo troverete di fronte.

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admin / 0
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Collage: Van Basten, il canto del cigno di Utrecht

orri incontro al pallone, colpiscilo di testa come solo tu sai fare. Nessuno al mondo sa essere così chirurgico: non esiste attaccante che possa colpire in maniera così spietata e così elegante. Come quella notte al Bernabeu. Sì, quella del “Volo dell’Angelo”, quella in cui il Milan è diventato veramente grande. Cross di Tassotti dalla destra, ma è a mezza altezza e il difensore ti sta addosso: liberarsene non è possibile, tirare verso la porta non è possibile. Tu stacchi, o meglio ti tuffi verso la sfera

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admin / 0
viv anderson
Viv Anderson, il primo nero

Ci fu un giorno, un pomeriggio, distorto nella testa e grigio nel cielo, in cui Vivian, rientrando negli spogliatoi del ruspante impianto del Carlisle United, si mise a piangere seduto sulla sedia posta nell’angolo più lontano e più in ombra della stanza, come a volersi nascondere dagli altri compagni e dal mondo. Vivian era demoralizzato, turbato, scosso. A Carlisle, il 6 marzo del 1976, Vivian “Viv” Anderson, giovane terzino del Nottingham Forest dalla promettente falcata, venne sistemato inizialmente fra le riserve da Brian Clough, finché, verso la fine della prima frazione di gioco, il “gaffer” lo manderà a scaldarsi in maniera tale da farlo essere pronto per l’inizio della ripresa.

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admin / 0
bergkamp
Tempo e spazio

Tempo e spazio, perchè alla fine la vita è tutta una serie di momenti da vivere e di scelte da compiere. Perchè a volte non c'è nemmeno una ragione. C'è un dove e c'è un quando, ma non sempre c'è un perchè. Perchè quando devi rinascere ti affidi a te stesso, alle tue sensazioni, a quella parte del tuo "io" in cui albergano le tue sicurezze. Tempo e spazio, perchè Bergkamp sa che da Milano bisogna scappare, e che bisogna farlo ora, prima che sia troppo tardi. Già, ma perchè l'Arsenal? Ecco, a distanza di anni, nemmeno Dennis sa fornire una risposta completamente razionale. A dire la verità, lui avrebbe preferito il Manchester United, ma Sir Alex non aveva manifestato interesse. C'era il Tottenham, Glen Hoddle, l'incontro con quei sogni coltivati nella Kade, ma l'Arsenal aveva un altro sapore. Forse per l'importanza in Europa, per la Coppa delle Coppe conquistata nel 1994, per la finale raggiunta l'anno successivo. O forse no, non solo, perchè, in certi momenti, la destinazione è scritta nella tua testa, e le motivazioni arrivano solo a scelta fatta.

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Carlo Perigli / 0
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Ercole, Ares e Costantinopoli: Salonicco fra mito e calcio

Quando si arriva a Salonicco dalle alture che la precedono, da nord e da ovest, non si può avere un’idea di quello che ci aspetta. La chiamano la Symprotevousa, la co-capitale. Ma anche in questo caso non è quello che ci immaginiamo. E poi c’è il mare. Lo sfavillante mare della Macedonia colpirà gli occhi del visitatore, facendogli accostare una mano al viso per ripararsi. Sarà quello stesso mare che guardarono due ragazzi del posto di nome Costantino e Mustafà. Il primo insegnerà a scrivere agli slavi di tutto il mondo, con il nome di Cirillo, il Santo protettore dei popoli dell’est. L’altro rimarrà nei libri di storia con l’appellativo di Padre dei Turchi, ovvero Mustafà Kemal Ataturk. Scordatevi per un attimo la Grecia. Qui si guarda a Oriente o al massimo a Settentrione. E allora si capisce anche il soprannome, “co-capitale”: insieme a Bisanzio, non con Atene.

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Gianni Galleri / 0