Category: Eroi di provincia

L’amore ai tempi di Baka Sliskovic

Aveva scelto Pescara anche perché dalla finestra del suo nuovo appartamento poteva provare a vedere il suo Paese, la sua casa Era là, oltre quella lingua d'acqua chiamata Mar Adriatico, bella e affascinante come sempre, madre premurosa di tenere uniti i suoi figli, così diversi e così uguali. Blaz Sliskovic, per tutti Baka, veniva da Mostar, amava la sua terra e amava il mare. Spalato, Marsiglia e ora Pescara, le città costiere gli mettevano allegria. E, tutto sommato, gli permettevano di coniugare il calcio con le altre passioni della sua vita: la notte, i locali, le donne, Baka non poteva farne a meno. Capita quando si è ventenni, in ritiro con l'Hajduk Spalato, e ci si innamora di una ginnasta sovietica. Lì le possibilità sono due: se la testa non sceglie, lo farà il cuore. E Sliskovic su questo non ha mai avuto dubbi, tanto da sparire nel nulla per quasi un anno dietro ad un amore che forse tale non era, ma che era nella sua indole seguire fino alla fine.

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Marciano Vink, quando una cometa accese la Lanterna

Meteore, così vengono chiamati nel gergo calcistico quei giocatori che in un determinato campionato si pongono sotto i riflettori in maniera fugace, quasi in un guizzo, per poi cadere per sempre nel dimenticatoio. Un’etichetta che serve per distinguerli dai bidoni, quei calciatori il cui rendimento si rivela inversamente proporzionale alle aspettative. Bene, se qualcuno mi chiedesse di esprimermi su Marciano Vink, regista di belle speranze con una stagione passata al Genoa, credo che lo metterei tra le prime. Anzi, forse no, probabilmente racconterei all’interlocutore di quando, più che una meteora, il centrocampista olandese si trasformò in una bellissima cometa, protagonista di quelle due folli corse che accesero il derby della Lanterna in tutto il suo splendore.

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Enzo Francescoli, un principe nell’isola delle meraviglie

Ma chi glielo fa fare? All'indomani delle notti - tutto sommato poco - magiche di Italia '90, gli esperti di mezzo mondo si interrogano su un trasferimento che appare inconcepibile. Ad un passo dal tetto d'Europa, con quella finale di Coppa Campioni mancata solamente per un arbitraggio indecente in quel di Lisbona, Enzo Francescoli da Marsiglia decide di trasferirsi a Cagliari, neo-promossa in Serie A e con la salvezza come massima ambizione stagionale.

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Paulo Futre, Reggio Emilia in una stanza

Partiamo da un presupposto, di Paulo Futre i ragazzini di oggi ne ignorano perfino il nome. Il calcio mediatico, oggi più di ieri, decide per tutti chi va incensato e idolatrato, chi va ricordato con nostalgia e chi invece deve cadere nell’oblio. Nessun distinguo, nessun “se” o “ma”, nessuna sfumatura, il calcio del passato è limitato al ricordo di una manciata di protagonisti buoni per far scattare improbabili paragoni con il Dybala di turno, per la storia degli altri non c’è posto.

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Igor Protti: nato a Rimini, sposato con Livorno

“Finisce la storia, comincia la leggenda. Noi le nostre emozioni le affidiamo al silenzio perchè non riusciamo a trattenere la commozione“. È il 22 maggio 2005, al 61′ di Livorno-Juventus, la squadra amaranto sostituisce Protti con Danilevicius. Per il numero 10, il “capo degli ultras“, siamo ai saluti finali, la conclusione di un’avventura durata una vita, che neanche il telecronista riesce a commentare senza tradire l’emozione.

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Dario Hubner, la classe operaia che oscurò Ronaldo

“Si il proscenio è tutto per lui, 60.000 spettatori per Ronaldinho (Ronaldo, ndr), per l’Inter, e per capire se le turbolenze in casa nerazzurra scompaiono dinanzi al Brescia”. Così, il 31 agosto 1997, Marco Civoli apriva la sintesi di Inter-Brescia, in un’introduzione perfetta per spiegare i protagonisti e le comparse che il circo mediatico aveva designato per questa storia. In campo, con i riflettori e gli sguardi puntati addosso, c’è Ronaldo, un esile ragazzo di 21 anni costato la bellezza di 48 miliardi di lire, le cui qualità, almeno fino ad allora, rientravano solamente nella mitologia. Gli occhi di uno stadio, i flash dei fotografi, le attenzioni di compagni e – sopratutto – avversari, sono tutti per lui, per il nuovo numero 10 nerazzurro.

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