Category: Eroi di provincia

Litmanen
Jari Litmanen, il sole d’inverno

Lahti, nel sud della Finlandia, è un centro industriale posto sulla riva meridionale del lago Vestirvi, a cavallo di una serie di colline create dal Salpausselkä, l'ultima glaciazione. Chi nasce da queste parti di solito impazzisce per l'hockey sul ghiaccio, sport nazionale finlandese, anche se in città tutti si sentono particolarmente orgogliosi del trampolino triplo - il Salpausselkä, appunto - che in diverse occasioni è diventato l'attrazione principale dei campionati mondiali di sci nordico. Certo, viene da sé che qui qualsiasi attività sportiva debba essere obbligatoriamente legata alla neve, la cui stagione dura senza soluzione di continuità da novembre fino a marzo, con temperature che vanno da 0 a -30° centigradi.

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Carlo Perigli / 0
law adam
Law Adam, ultimo doppio passo in Indonesia

«Un altro, ne vogliamo vedere un altro!». Il pubblico di Surabaja si agita e grida, invoca un altro colpo del suo idolo, vuole nuovamente strofinarsi gli occhi di fronte a quella maledetta diavoleria. In campo, in quelle che di lì a poco smetteranno di chiamarsi Indie Orientali Olandesi, per prendere il nome di Indonesia, il 15 maggio del 1941 c'è solo un'amichevole tra Thor e Anasher, due squadre locali, ma il pubblico giunto per vedere la partita è quello delle grandi occasioni. Ma non c'è da stupirsi, d'altronde il calcio rappresenta uno svago importante in tempi che iniziano a farsi complicati. Dicono che la guerra, che già da qualche anno sta devastando l'Europa, si stia per estendere anche nel Pacifico. Quel che ancora non sanno però, è che la loro città diventerà il luogo chiave della lotta per l'indipendenza indonesiana. "Kota Pahlawan - la città degli eroi" - questo il soprannome che potrà sfoggiare quando il colonialismo verrà sconfitto.

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Simone Cola / 2
valderrama
Carlos Valderrama, il sospiro di un’emozione

Gli abitanti di Santa Marta, che quotidianamente e per i motivi più disparati passano davanti all’Estadio Eduardo Santos, osservano la statua posta a pochi metri. Si fermano, sospirano, sorridono e proseguono il loro cammino. Anche il turista europeo, che in quella terra può godersi contemporaneamente le bellezze della Sierra Nevada de Santa Marta e le splendide spiagge, avvolte dallo splendore del Mar dei Caraibi, passando da quelle parti non può permettersi di restare indifferente. Non ha bisogno di chiedersi nulla riguardo all'identità del soggetto rappresentato, né tantomeno il perché della sua presenza. Lo riconosce subito, perché il fascino espresso da quell'enorme chioma bionda e riccioluta e quei baffi ingombranti in Colombia rispondono a un solo nome, che per anni ha affascinato e fatto sognare l’intero Paese sudamericano.

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Carlo Perigli / 0
milla
Roger Milla, la danza del gol

Non c’è il momento della felicità. Non c’è la gioia, l’allegria e la contentezza. Tutto è in bianco e nero. Ci si alza presto, si va a lavoro, si fa il proprio dovere e si rientra a casa. Il papà di Roger esce tutte le mattine. Fischia, sale sul suo treno e gira il paese. A volte la sua famiglia lo segue e Roger spera sempre di vedere qualcosa di nuovo, di diverso. Qualcosa di esplosivo. Il treno corre e gli occhi non intercettano altro che grigio, teste basse e il dovere che si compie. Tutto uguale, tutto ripetitivo. Più che affacciato a un finestrino, Roger pensa di essere in uno di quei cinema scadenti dove la pellicola si blocca e rimanda mille volte la stessa sequenza. Vorrebbe alzarsi, dare un calcio al proiettore e vedere finalmente la scena conclusiva, il lieto fine.

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Claudia Moretta / 0
Ezio Vendrame
Ezio Vendrame, il poeta nella scatola nera

Una scatola nera. Ezio vive lì. In alto, in basso, a destra o a sinistra: ovunque si volti vede solo buio. Non c’è luce che riesca a filtrare, gioia che oltrepassi lo spessore di quei sei lati. Lì dentro può solo essere “un bravo bambino”, quello che è educato, corretto, giusto. Quello che si comporta come deve, che non esce dal tracciato. Che è come tutti. Ma Ezio come tutti non lo è. Quel che ha con lui, nella scatola, è un pallone. Rotto, sporco e sgonfio. Con tutta la forza che ha lo calcia e butta giù uno alla volta i lati del cubo che lo imprigiona. Un colpo di testa e subito la luce squarcia il suo quotidiano. C’è un campo di calcio che lo attende, i cori dei tifosi, i dribbling, i gol e le giocate da campione. C’è un passaggio sotto le gambe di un campione, la gioia e il pentimento. C’è la rincorsa verso la sua porta e un cuore che cede. Ci sono i soldi e un gol dalla bandierina.

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Claudia Moretta / 0
d'souza
Neville D’Souza, la primavera indiana del 1956

Eppure, quando la sua figura era apparsa per le strade Melbourne, il primo dicembre 1956 per una piccola gita turistica, nessuno gli aveva dato troppo peso. Anzi, all'inizio era stato scambiato per un non meglio identificato giocatore di hockey, con il fraintendimento che in pochi attimi aveva lasciato spazio all'ilarità, provocata da quella sua convinzione forse troppo candidamente esplicitata: "Vedrete, stasera batteremo l'Australia».

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Simone Cola / 0
st. albans
St. Albans City, la storia dell’albero che gli costò la promozione

Hertfordshire, estate 1993. Piove, ma non è una novità da queste parti. Siamo in un pub, uno di quelli scuri, fumosi che puzzano di sigarette e di birre cadute a terra. Sta iniziando a fare buio. Ci sono quattro persone intorno a un tavolo, sono tutti in là con gli anni. Il più giovane ha visto 58 primavere, il più vecchio 77. Continuano a controllare l’orologio e cercano di limitare il numero di birre. Ma siamo già alla quarta. Ognuno ha il suo modo di ingannare l’attesa. Chi strappa piccoli pezzi di carta dai sottobicchieri, chi fa ondeggiare la birra nel boccale. Uno parlotta quasi da solo. L’ultimo si tortura un orecchio che ormai è diventato paonazzo. Una lunga fila di avventori si avvicina e chiede loro se si sa qualcosa. Ormai non rispondono più, scuotono solo la testa. Poi all’improvviso entra Bernard Tominey, il presidente, e anche la televisione per un attimo sembra ammutolirsi.

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Gianni Galleri / 0
panionios
Senza mai voltarsi indietro, la grande e triste storia del Panionios

«Orfeo commise l’errore di girare la testa in cerca degli occhi della sua amata Euridice. Così la condannò agli inferi ma si inflisse anche e soprattutto l’eterno castigo di non poter più amare nessuno. Quando fummo costretti a lasciare Smirne, diretti verso la Grecia, non facemmo lo stesso errore, mai ci voltammo verso la Ionia. Guardammo avanti e decidemmo che là, ad Atene, sarebbe sorta la nostra nuova casa. E lì avremmo ricominciato ad amare.

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Gianni Galleri / 0
heleno de freitas
Heleno de Freitas, maledetto fu il Mondiale del 1958

Le scorribande di Garrincha, le invenzioni di Didì, e poi i gol, cinque, firmati da Pelè, Vavà e Zagallo. Alle ore 13 del 29 giugno 1958 il Brasile scende in strada per festeggiare la conquista della prima Coppa Rimet, ponendo così fine a quasi trent'anni di snervante attesa. Una vittoria roboante, che umilia la Svezia del Gren-No-Li e mostra al mondo la spumeggiante bellezza del futbòl carioca. Eppure, sembrerà strano, ma per qualcuno in Brasile il triplice fischio dell'arbitro rappresenta l'atto finale di un'inaspettata tragedia. Lo sguardo fissa lo schermo, i pugni sbattono violentemente sul tavolo, mentre una lacrima abbandona quegli occhi furiosi per solcare lentamente un viso contratto dall'ira. Dalla casa di cura per malati terminali di Barbacena, Heleno de Freitas vive il giorno più brutto di una vita che troppo presto gli ha voltato le spalle.

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Simone Cola / 0
hase
Hase, il Sarajevo e la fine della Jugoslavia

Maggio 1967 Cara madre, non crederete mai a quello che sto per raccontarvi. Oggi papà ha deciso di farmi una sorpresa e mi ha portato a vedere la partita. Io ormai non potevo più crederci. Ti ricordi quante volte gliel’ho chiesto prima che tu te ne andassi? E lui ogni volta mi diceva di no. Diceva che non poteva lasciarti sola. E tu dal letto insistevi perché mi portasse allo stadio Kosevo a vedere il Sarajevo. Te lo ricordi madre? Adesso papà mi ha detto che sei partita, e che tornerai fra molto tempo e che sarei dovuto essere forte. Io gliel’ho detto subito, adesso che la mamma non c’è, possiamo andarci allo stadio. Ma lui è diventato tutto triste e se n’è andato. Aveva gli occhi rossi. Madre, perché papà si era arrabbiato? Ma non pensiamoci più. Madre voglio raccontarti cosa è successo oggi allo stadio Kosevo.

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Gianni Galleri / 0