Category: Eroi di provincia

«Hai sentito? Stasera giocano i ragazzini»

«Hai sentito? Giocano i ragazzini». Così, all’improvviso. Il caffè mi va di traverso e comincio a tossire. Ho fretta di parlare. «Cazzo dici? E perché? Ma il mister lo sa che giochiamo contro l’Inter. È impazzito forse?» Gli dico sputacchiando qua e là. «Non c’è molta scelta, tra squalifiche e infortuni. Giocano i ragazzini. Sarà molto dura stasera. Quasi quasi resto a casa».

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admin / 0
ivic
Industriale, socialista, jugoslavo: il calcio secondo Tomislav Ivic

Le mani a coprire il volto, la testa leggermente chinata in avanti mentre il corpo resta fermo, con le gambe unite. Dietro di lui, Vujovic cede alla disperazione e si piega sul terreno con la testa che sembra volersi immergere nel prato verde. È probabilmente questa la foto più famosa di Tomislav Ivic, scattata il pomeriggio del 4 maggio 1980, pochi secondi dopo l’annuncio della morte del maresciallo Tito. La disperazione, quella di Ivic, dello stadio e di un Paese intero, segna la fine di un’epoca, preparando, pur senza esserne a conoscenza, la strada verso il disfacimento dell’intera Jugoslavia. Ma quella sera, così vicina alla fine della stagione calcistica, segna anche la fine dell’avventura di Tomislav Ivic nella sua Spalato, la conclusione del periodo più brillante mai vissuto nella storia dell’Hajduk, quando tra lo Stari Plac e il Poljud si portava in scena il "calcio industriale".

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Carlo Perigli / 0
maestrelli
Sangue nero di calamita

È bastato un taglio. Sulla punta dell’indice destro. Niente di doloroso, niente di problematico o preoccupante. Eppure quella piccola ferita aveva cambiato la vita di Tommaso per sempre. La goccia di sangue che ne uscì, infatti, era nera. Non rosso scuro, non sangue pesto, non violacea. Nera. Il respiro gli si era bloccato in gola, gli occhi fissavano quella goccia che dall’indice colava sul palmo della mano per poi scivolare lateralmente fino a creare una piccola macchia sul pavimento. Non era riuscito a muoversi per almeno un paio di minuti. Immobile solo a guardare, fissare, domandarsi, capire.

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Claudia Moretta / 0
Susic
Safet Susic, meravigliosamente diverso

«Benchè sia una città, Sarajevo ha l'anima di un villaggio». In "La Bosnia e l'Erzegovina", seconda tappa del reportage nei Balcani scritto tra il 1935 e il 1938, è probabile che Rebecca West abbia colto appieno l'anima più limpida della capitale bosniaca. Perchè, spiegava, a differenza di quanto avviene quando si confrontano piccoli e grandi centri, nella capitale bosniaca i «passaggi della mente», così come avviene per i fiumi e l'aria, non si inquinano, non tendono a indebolirsi. E la religione, spiegava l'autrice, non rappresenta un'eccezione, ma «irriga la città e la rende fresca come una rosa».

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Carlo Perigli / 0
petrini
Carlo Petrini, chiedere scusa è coraggio e amore

Alzo le mani. Mi volto a destra e a sinistra. Sono disarmato, sono sconfitto, sono sotto accusa. Non riesco a mandare la palla in rete. Una maledizione. Un incantesimo. Ogni passaggio è fuori misura, ogni appoggio scarso, ogni tentativo di tiro goffo. Sono in mezzo al campo, sperso e solo. Alzo gli occhi e vedo il pubblico, i tifosi, le bandiere che sventolano in un’onda minacciosa. Mi odiano. Lo sento, lo percepisco. Mi odiano. Sono un attaccante che non serve a nulla, incapace, inconcludente. Come faccio ora? Cosa faccio? Come riconquistare la loro fiducia e in fondo anche la mia?

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Claudia Moretta / 0
Flachi
Francesco Flachi, genio d’un bischero

«Che cos'è il Genio? E' fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione», diceva oltre quarant'anni fa la voce fuori campo del Perozzi in quel capolavoro del cinema italiano che è Amici Miei. Il film, ambientato a Firenze, usciva nelle sale – sbaragliando al botteghino persino “Lo Squalo” di Spielberg – proprio pochi mesi dopo la nascita, nel capoluogo toscano, di un ragazzo destinato a passare alla storia del calcio come un vero bischero. E si noti bene che il termine ha accezioni sia positive, sia negative, più o meno in egual misura: ce lo insegna proprio la pellicola di Monicelli. Quel bambino si chiama Francesco Flachi, ma per parenti e amici lui è semplicemente Ciccio.

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Lorenzo Latini / 0
Mokhtar Dahari
Mokhtar Dahari, orgoglio malese

È davvero difficile da credere, ma non molto tempo fa il grande calcio è passato anche da qui. Al turista e appassionato che si trovi a passare dalle parti dello Stadium Merdeka ("Stadio dell'Indipendenza"), che ha ospitato la sua ultima partita internazionale addirittura nel 2001, sembrerà davvero impensabile che uno stadio tanto piccolo abbia potuto contenere in giorni neanche troppo lontani una folla oceanica, che si esaltava per le imprese dei suoi undici eroi. Eppure c'è stato un tempo in cui le Harimau Malaysia - le tigri della Malesia - riempivano i cuori di Kuala Lumpur, rendendo grande il calcio degli anni settanta.

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Simone Cola / 4
roy essandoh
Roy Essandoh, l’uomo venuto dal televideo

Nick Hornby, in quello che a nostro avviso è il suo miglior libro, Fever Pitch, o Febbre a 90°, nel capitolo conclusivo svela una grande verità sul perché il calcio riesca a piacere così tanto, a prescindere dalla categoria. E si riferisce non solo al guardarlo, ma anche al giocarlo, il martedì con gli amici, in un campetto di periferia. Il segreto, secondo lui, è che chiunque con un po’ di destrezza e un po’ di fortuna, può riuscire a fare una cosa incredibilmente bella o importante, a prescindere dalla sua bravura. Questa è la storia di un uomo che un giorno, un po’ per caso, un po’ per fortuna, un po’ perché fu anche bravo, entrò nella leggenda della FA Cup.

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Gianni Galleri / 1
jimmy glass
Jimmy Glass, eroe per un giorno

Tutto avrebbe potuto immaginare, Jimmy Glass, tranne di poter essere definito un eroe. Certo, come molti, anche lui covava questo sogno fin da piccolo, quando, inseguendo i miti dei più grandi attaccanti inglesi, si era avvicinato al calcio nelle partitelle tra amici. Crescendo era riuscito anche ad entrare nel sistema del calcio professionistico, ma con una sostanziale differenza: più che l'uomo che realizza i gol, lui si era trasformato in colui che cerca di evitarli. Portiere, a un certo punto della sua vita si era scoperto portiere, forse anche per via del fisico notevole che aveva sviluppato nel corso di un'adolescenza spesa nelle giovanili del Chelsea, prima, e del Crystal Palace, poi. Aveva dimostrato anche di avere qualità sufficienti per fare del calcio la sua professione, anche se non abbastanza affinate per potersi imporre ad alti livelli. Forse per questo il Crystal Palace, dopo esserselo portato in panchina per alcune occasioni, e averlo testato in numerosi prestiti poco fortunati, alla fine lo aveva scaricato nell'estate del 1996, ritenendo di poterne fare tranquillamente a meno.

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Simone Cola / 2
Litmanen
Jari Litmanen, il sole d’inverno

Lahti, nel sud della Finlandia, è un centro industriale posto sulla riva meridionale del lago Vestirvi, a cavallo di una serie di colline create dal Salpausselkä, l'ultima glaciazione. Chi nasce da queste parti di solito impazzisce per l'hockey sul ghiaccio, sport nazionale finlandese, anche se in città tutti si sentono particolarmente orgogliosi del trampolino triplo - il Salpausselkä, appunto - che in diverse occasioni è diventato l'attrazione principale dei campionati mondiali di sci nordico. Certo, viene da sé che qui qualsiasi attività sportiva debba essere obbligatoriamente legata alla neve, la cui stagione dura senza soluzione di continuità da novembre fino a marzo, con temperature che vanno da 0 a -30° centigradi.

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Carlo Perigli / 0