Category: Amore per la maglia

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Belgrado 1999, un calcio alla guerra

La sveglia è all'alba. La squadra si raduna e insieme si va all'aeroporto di Atene-Eleftherios Venizelos. I sorrisi a favore di telecamera e gli sguardi solo all'apparenza distesi nascondono un'ingente carica di tensione. Alle porte per i giocatori dell'Aek Atene non c'è una partita di cartello, né un'importante sfida europea che deciderà la stagione dei gialloneri. Anzi, il campionato in Grecia è fermo per la Pasqua ortodossa, di solito un'occasione che i giocatori sfruttano per stare con le proprie famiglie, per staccare la spina per qualche giorno. Ma la posta in palio questa volta è troppo alta per restare a casa, e così, quando ai giocatori è stato chiesto di partire, nessuno si è tirato indietro. Insieme a loro si metteranno in viaggio anche i dirigenti del club e una folta rappresentanza del tifo organizzato, che ha deciso di seguire la squadra in una partita dall'immenso valore simbolico. Ci siamo. Belgrado, stiamo arrivando.

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Carlo Perigli / 0
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Gigi Meroni, il quadro di una vita

«Sai chi è Gigi Meroni?» «No» «Allora siediti, ti disegnerò la sua storia». Una tela lunga e stretta, completamente bianca. Colori e pennelli. Il primo disegno è un rettangolo verde, il campetto da calcio. Qui non c’è precisione, non c’è tattica, non c’è schema. L’unica cosa che conta è il dribbling. Chi lo sa fare bene è il migliore della compagnia. Se sfiori quel rettangolo verde, senti le grida dei bambini che incitano, urlano, litigano. Vedi le ginocchia sbucciate e le mamme che strillano dal balcone quando è pronta la cena.

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Claudia Moretta / 0
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Juan Román Riquelme, vettura numero Diez

Se non avesse fatto il calciatore, secondo me Juan Román Riquelme sarebbe stato un autista. Un ottimo autista, se non il migliore, di certo quello che avrei scelto per fare un viaggio. E dire che i suoi genitori, quando nell'estate del 1978 venne al mondo, avevano tutt'altri piani. La madre non aveva dubbi, avrebbe fatto in modo che il nome di suo figlio richiamasse quello di J.R., affascinante - almeno per milioni di donne - personaggio lanciato da una popolare soap opera statunitense, che proprio in quel periodo esordiva nei teleschermi di tutto il mondo. Lingua tagliente e ambizione da vendere, per tredici lunghi anni il cattivo di Dallas ha ipnotizzato un pubblico sconfinato, che giorno dopo giorno restava ammaliato di fronte al tubo catodico. La signora Riquelme, forse, cattiveria cinematografica a parte, lo avrebbe voluto così: un protagonista a suo modo, un personaggio complesso e affascinante, dal quale, che ti fosse piaciuto o meno, presto o tardi non saresti riuscito a staccare gli occhi. Anche Ernesto, il signor Riquelme, aveva progettato accuratamente i suoi piani in vista dell'arrivo del piccolo Juan Román.

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Carlo Perigli / 0
batistuta
«Noi ci s’ha Batistuta»

C'è stato un tempo, a cavallo degli anni '90, in cui Firenze vantava la residenza del più forte attaccante del mondo. E non era certo un'eresia, anzi, perchè a sentire quella frase nessuno rideva, nessuno si scandalizzava, tutti, dal primo all'ultimo avversario, avevano paura di quell'incredibile attaccante portato in riva all'Arno da Mario Cecchi Gori, l'uomo che intendeva rifare grande la Fiorentina. E non si dia troppo peso a quella leggenda, che da decenni ormai lo disegna come uno sprovveduto aggregato quasi per caso a Diego Latorre, talentuoso argentino che con la casacca viola non si vedrà praticamente mai: anzi, si ricordi a questi cantori del nulla che Gabriel Batistuta prima di arrivare a Firenze era stato capocannoniere della Copa América, e, anche se dalle parti di Ponte Vecchio tutti temevano un Dertycia-bis, sarebbe assurdo dire che su di lui non ci fossero aspettative.

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Simone Cola / 0
guerrero
Julen Guerrero, amore vero

Elegante e triste, come sempre ormai, osserva dalla panchina la sua squadra soccombere per 3-0 contro l'Osasuna. Quando l'Athletic perde, Julen Guerrero soffre. Come gli altri, anzi no, il suo è un sentimento che viene difficile paragonare anche con le altre bandiere che hanno deciso di legare il loro nome ad una squadra. È un'altra storia, perchè Guerrero è cresciuto a Bilbao, dove il calcio è la sublimazione sportiva dell'amore verso la propria terra. Lui è il capitano basco di una squadra di baschi, la rappresentazione di un sentimento di appartenenza che - per chiarezza - niente ha a che vedere con i rigurgiti xenofobi che altrove cercano di vantare impossibili "parentele".

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Carlo Perigli / 0
fowler
Robbie Fowler, dalla parte giusta

A volte c'è bisogno di scegliere, tra quello che sei e quello che vorrebbero tu fossi. Tra il mondo in cui vieni e quello in cui sei approdato. Tra Toxteth, sobborgo di Liverpool dove crescere in fretta assume i caratteri della necessità, e il calcio patinato, quello delle copertine e dei grandi marchi, dello show business in cui, se vuoi esserci, non devi mai uscire dal seminato. Robbie Fowler lo sa, se non fosse stato per quel dono casualmente concessogli da madre natura, quella vita da sogno non sarebbe mai stata la sua. È giovane, ricco e con una passione smodata per le donne e per i club, vizi che coltiva assiduamente insieme al suo amico di sempre, a quel Steve McManaman che da una vita condivide con lui lo spogliatoio, il prato di Anfield e la vista dell'alba dopo una notte non proprio degna di un calciatore professionista.

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Carlo Perigli / 1
rogerio ceni
Portiere si nasce, Rogerio Ceni si diventa

I saluti, gli abbracci, gli amici di sempre. I compagni con i quali ha conquistato la Coppa Intercontinentale nel 1992 e quelli con cui ha vinto il Mondiale per club nel 2005. Anche questa serata uscirà presto dalle cronache sportive per accasarsi dove gli compete, per entrare nel mito. O se preferite, ne 'O M1to'. Rogerio Ceni chiude una carriera lunga venticinque anni, costellata di successi, trofei e sopratutto tanto amore per il San Paolo, del quale in più di un occasione si è detto «il più grande tifoso passato in questo club». 1237, partite, 131 reti realizzate, 26 titoli, numeri impressionanti qualunque sia l'ordine in cui vengono letti, ma che allo stesso tempo "nascondono" l'impegno e la fatica necessari a fare di un giocatore una leggenda, a trasformare un portiere in Rogerio Ceni.

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Carlo Perigli / 0
shearer
Alan Shearer, riportando tutto a casa

Inizierò da qui, da quando è partito inseguendo un sogno ed un pallone. Un sogno che era qui, mentre lui se ne andava. Sapeva cosa stava facendo, l'ha sempre saputo, e forse è per questo che parlare di Alan Shearer viene sempre così difficile. Su di lui il materiale non abbonda, e spesso si basa su leggende metropolitane, emerse nel corso del tempo per dare un tocco di colore ad una vita e una carriera tremendamente razionali e semplici da descrivere: impegno, determinazione e grinta. E passione, tanta, per ogni squadra con cui ha giocato. Dagli esordi al Southampton allo scudetto con il Blackburn, Shearer in campo ha sempre dato tutto, tenendo costante un impegno che l'aveva guidato da bambino tanti anni prima, quando con la maglietta del Wallasend Boys Club sognava di eguagliare le gesta di Kevin Keegan.

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Carlo Perigli / 0
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Matt Le Tissier, la dura vita di un Dio di provincia

Luci spente, ad illuminare la sala ci sono solo i suoi gol, proiettati sullo schermo. Matt Le Tissier li guarda affascinato, sorride, nascondendo a fatica una travolgente emozione. E, sia chiaro, a farlo sussultare non è la pregiata fattura dei colpi, una serie di 198 sfide all'impossibile regolarmente vinte per k.o. E tutto sommato, non è nemmeno l'intervista che sta per rilasciare, o il documentario che di lì a poco gli verrà dedicato. Anzi, a dire la verità, di quello gli interessa veramente poco. Le Tissier si è sempre rifiutato di mettere la sua vita sotto i riflettori, tanto da aprire la sua autobiografia con la precisazione che della sua sfera privata non avrebbe raccontato nulla ("It's Tiss and Dell, not Kiss and Tell").

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Carlo Perigli / 0
Schiavi
Rolando Schiavi, marcare Zamorano dribblando l’appendicite

C'è sempre un evento preciso che consegna un calciatore alla storia, sintetizzando in un preciso momento tutte le caratteristiche che lo rendono immortale. Certo, non succede a chiunque abbia l’onore di calcare il prato verde. Si tratta di privilegi riservati a chi, ad esempio, cancella le leggi della fisica in una finale dei Campionati Europei, a chi umilia Andoni Zubizarreta inventandosi un pallonetto mozzafiato, o a chi gioca una partita intera di Copa Libertadores nonostante sia stato colpito da un’appendicite acuta.

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Carlo Perigli / 0