Tutti i racconti di Gianni Galleri

sarajevo
Lo psichiatra dei giganti, da Sarajevo al tribunale dell’Aja

Il preparatore psicologico si passa una mano fra i capelli. Sono folti e l’attaccatura è bassa. Nonostante sembrino tagliati da poco, non accennano a rispettare la piega imposta solo poche ore prima. Sono scuri, ma una spruzzata di bianco inizia a colorarli e a raccontare al mondo che il tempo sta passando. L’accento montenegrino è chiaro nelle parole di chi parla. Le orecchie di chi ascolta sono completamente assorte dal suono del mantra che egli sta ripetendo. E nulla importa che sullo sfondo si levino attenuati ma continui i cori. Lo spogliatoio è ben isolato. Fuori il Kosevo è una bolgia.

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st. albans
St. Albans City, la storia dell’albero che gli costò la promozione

Hertfordshire, estate 1993. Piove, ma non è una novità da queste parti. Siamo in un pub, uno di quelli scuri, fumosi che puzzano di sigarette e di birre cadute a terra. Sta iniziando a fare buio. Ci sono quattro persone intorno a un tavolo, sono tutti in là con gli anni. Il più giovane ha visto 58 primavere, il più vecchio 77. Continuano a controllare l’orologio e cercano di limitare il numero di birre. Ma siamo già alla quarta. Ognuno ha il suo modo di ingannare l’attesa. Chi strappa piccoli pezzi di carta dai sottobicchieri, chi fa ondeggiare la birra nel boccale. Uno parlotta quasi da solo. L’ultimo si tortura un orecchio che ormai è diventato paonazzo. Una lunga fila di avventori si avvicina e chiede loro se si sa qualcosa. Ormai non rispondono più, scuotono solo la testa. Poi all’improvviso entra Bernard Tominey, il presidente, e anche la televisione per un attimo sembra ammutolirsi.

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panionios
Senza mai voltarsi indietro, la grande e triste storia del Panionios

«Orfeo commise l’errore di girare la testa in cerca degli occhi della sua amata Euridice. Così la condannò agli inferi ma si inflisse anche e soprattutto l’eterno castigo di non poter più amare nessuno. Quando fummo costretti a lasciare Smirne, diretti verso la Grecia, non facemmo lo stesso errore, mai ci voltammo verso la Ionia. Guardammo avanti e decidemmo che là, ad Atene, sarebbe sorta la nostra nuova casa. E lì avremmo ricominciato ad amare.

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paul gascoigne
«Scusa Paul, posso farti una domanda?»

A vicenda ci reggiamo la testa, vomitiamo e poi ricominciamo a bere. Ce lo siamo promessi. Era inizio serata, ne prenderemo una memorabile. Tu ricordi come abbiamo inziato? Birra, poi rum, poi gin, poi birra, poi rum, poi gin e poi non riesco a ricordarmelo. Siamo qua seduti. Il pub, lo White Lion di Folkestone, ci ha sbattuto fuori. Il barman aveva capito tutto fin dall'inizio: per lui saremmo stati solo un problema. Non ha neanche fatto finta di essere felice che tu fossi nel suo locale. Certo, se avessi evitato di urlargli, ogni volta che si voltava, «Fottuto Gooner», questo ci avrebbe aiutato. Ma non fa niente. Una notte da ricordarsi tutta la vita.

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hase
Hase, il Sarajevo e la fine della Jugoslavia

Maggio 1967 Cara madre, non crederete mai a quello che sto per raccontarvi. Oggi papà ha deciso di farmi una sorpresa e mi ha portato a vedere la partita. Io ormai non potevo più crederci. Ti ricordi quante volte gliel’ho chiesto prima che tu te ne andassi? E lui ogni volta mi diceva di no. Diceva che non poteva lasciarti sola. E tu dal letto insistevi perché mi portasse allo stadio Kosevo a vedere il Sarajevo. Te lo ricordi madre? Adesso papà mi ha detto che sei partita, e che tornerai fra molto tempo e che sarei dovuto essere forte. Io gliel’ho detto subito, adesso che la mamma non c’è, possiamo andarci allo stadio. Ma lui è diventato tutto triste e se n’è andato. Aveva gli occhi rossi. Madre, perché papà si era arrabbiato? Ma non pensiamoci più. Madre voglio raccontarti cosa è successo oggi allo stadio Kosevo.

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