Tutti i racconti di Gianni Galleri

Juanito
La “Maravilla” del Santiago Bernabeu

Mi chiedevi: “che cosa continua, quando agli uomini tocca di andare?” ecco, adesso avrei la risposta: si continua ad amare. [Gigi Meroni - Filippo Andreani] Tutto finisce sulla strada per Mérida, ancora nei pressi di Toledo. Sono passati 25 anni da quel giorno. Stavi tornando da Madrid, dove avevi appena visto il tuo Real Madrid battere il Torino nell’andata della semifinale della Coppa Uefa del ‘92. Era il 2 aprile, e quello scherzo, fatto con un giorno di ritardo, ammutolì un popolo, il tuo.

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marakana
La fragola del Marakana

Enorme sventola, in mezzo ad altre cento, la bandiera con la fragola. Era da poco passata la metà di settembre, passeggiavamo insieme lungo una delle strade principali della città. Eravamo diretti verso il Marakana di Belgrado. C’era il sole, le macchine non correvano e sembrava che tutto nella capitale serba ruotasse intorno a noi. I caseggiati si susseguivano uno dopo l’altro, mostrando fieri la loro fede calcistica. C’è un’omogeneità che non ti aspetteresti e la percepisci dai murales: attraversi una strada e sono tutti bianchi e neri, fai duecento metri e diventano tutti bianchi e rossi. Ogni tanto qualche scarabocchio bianco e blu, ma più per deturpare che per segnare davvero un’appartenenza.

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binic
Dragiša Binić e le verticalizzazioni della storia

La Storia in qualche modo funziona come il calcio. Ci sono lunghi momenti interlocutori, dove non succede niente, e poi ci sono brevi istanti in cui tutto accade e cambia per sempre quello che era prima, trasformandolo e dandogli una nuova forma, una differente condizione. La Storia verticalizza gli eventi e li trasforma in rete. Nell’aprile del 1991, uno sterminato mare verde cresceva florido nelle pianure che circondano Vukovar. «Era un anno fertile per il grano, come mai in passato: era tutto in abbondanza». La Fortezza del Lupo (traduzione letterale del nome della città) dominava le terre circostanti, fino alle foreste dalle quali arriva ancora oggi uno dei legnami più pregiati per le botti nelle quali invecchiano i nostri vini: il rovere di Slavonia.

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bulgaria
La schiacciante maggioranza bulgara: il calcio nella terra di Stoichkov e Asparuhov

Un corpo senza vita appeso a una corda. Le autorità si scambiano occhiate di approvazione. Adesso bisogna essere veloci a rimuovere il palco: era necessario far vedere a tutti la fine dell’uomo, ma non si deve assolutamente creare un luogo di pellegrinaggio. Il cadavere va fatto sparire, con lui si dilegueranno anche i conati rivoluzionari e la Bulgaria rimarrà parte integrante dell’Impero ottomano. Quella appena raccontata fu la fine di Vasil Ivanov Kunchev, l’Apostolo della Libertà, insegnante, monaco ortodosso, ideologo del risveglio nazionale bulgaro, catturato dai turchi a Lovech, impiccato il 18 febbraio 1873 a Sofia, e noto al mondo come Vasil Levski.

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Cina e pallone: la mia strana ricerca del calcio nella terra del Dragone

Disclaimer. Questo racconto non vuol essere esaustivo della situazione cinese. E’ solo la mia diretta esperienza in un mondo calcistico in rapida evoluzione e crescita. E’ quello che ho visto e sentito con i miei occhi e le mie orecchie e per tanto sarà parziale e non rappresentativo di tutta la nazione.

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Marsiglia, il cuore ultras e la crisi Olympique

Abedi Pelè si appresta a calciare il calcio d’angolo. Va con il sinistro, il corner è quello di destra. Parte una parabola corta, sul primo palo. Nel bel mezzo di un fitto bosco di maglie rossonere, spunta la testa di Basile Boli da Abidjan. Colpisce senza staccare i piedi da terra: 1-0. E’ il risultato che sancirà la vittoria dell’Olympique Marseille sul Milan e segnerà il punto più alto nella storia calcistica di un club francese in Europa. Con buona pace dei petrodollari qatarioti e del Paris Saint Germain.

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Ercole, Ares e Costantinopoli: Salonicco fra mito e calcio

Quando si arriva a Salonicco dalle alture che la precedono, da nord e da ovest, non si può avere un’idea di quello che ci aspetta. La chiamano la Symprotevousa, la co-capitale. Ma anche in questo caso non è quello che ci immaginiamo. E poi c’è il mare. Lo sfavillante mare della Macedonia colpirà gli occhi del visitatore, facendogli accostare una mano al viso per ripararsi. Sarà quello stesso mare che guardarono due ragazzi del posto di nome Costantino e Mustafà. Il primo insegnerà a scrivere agli slavi di tutto il mondo, con il nome di Cirillo, il Santo protettore dei popoli dell’est. L’altro rimarrà nei libri di storia con l’appellativo di Padre dei Turchi, ovvero Mustafà Kemal Ataturk. Scordatevi per un attimo la Grecia. Qui si guarda a Oriente o al massimo a Settentrione. E allora si capisce anche il soprannome, “co-capitale”: insieme a Bisanzio, non con Atene.

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roy essandoh
Roy Essandoh, l’uomo venuto dal televideo

Nick Hornby, in quello che a nostro avviso è il suo miglior libro, Fever Pitch, o Febbre a 90°, nel capitolo conclusivo svela una grande verità sul perché il calcio riesca a piacere così tanto, a prescindere dalla categoria. E si riferisce non solo al guardarlo, ma anche al giocarlo, il martedì con gli amici, in un campetto di periferia. Il segreto, secondo lui, è che chiunque con un po’ di destrezza e un po’ di fortuna, può riuscire a fare una cosa incredibilmente bella o importante, a prescindere dalla sua bravura. Questa è la storia di un uomo che un giorno, un po’ per caso, un po’ per fortuna, un po’ perché fu anche bravo, entrò nella leggenda della FA Cup.

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La partita che poteva salvare la Jugoslavia

Finisce tutto con un signore di Klis che si ammazza sparandosi alla testa. Sergio Goycoechea, il vero eroe delle Notti Magiche, distende la mano, e la palla destinata alla rete viene respinta. Il mondo che fino ad allora aveva conosciuto frana. L’uomo di Klis non è il più intelligente, è solo il più spaventato. Ha capito che ormai il piano è inclinato. Che la sfera ha iniziato a rotolare e che da allora andrà sempre peggio. Ha paura, più di tutti, e la fa finita.

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football is coming home
Il calcio torna a casa, finalmente

Ci sono libri che hanno segnato in maniera indelebile e inevitabile il nostro rapporto con il calcio inglese. Penso a Febbre a 90° di Nick Hornby, oppure a Il Maledetto United di David Peace. Per rimanere invece nei confini italiani e parlare di penne del nostro Paese, chiunque si appassioni al calcio inglese, prima o poi cerca di entrare in possesso de Le Reti di Wembley di Roberto Gotta. Spesso invano. Questo breve preambolo mi serve per introdurvi uno dei misteri più torbidi misteri intorno all’editoria sportiva di tema “english football” e cioè: perché Football is coming home di Luca Manes è passato quasi sotto silenzio e non gode affatto della notorietà, se non dei primi due, almeno del terzo esempio portato poc'anzi.

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