Monthly Archives: settembre 2016

baggio
Collage: Cuori (infranti) viola

Concorderete con me che undici anni sono piuttosto pochi per diventare calcisticamente adulto. Dovresti essere ancora in quell'età in cui, ogni estate, la tua squadra potrà vincere lo Scudetto, anche se ne ha vinti due in un secolo e tu, pur vivendo a venti minuti da Firenze, hai percepito che non dev'essere proprio la prima della classe già effettuando una rapida conta sulle fedi dei compagni di classe. Eppure io diventai calcisticamente adulto a undici anni, nell'estate del 1990, mentre spensierato avevo appena terminato una di quelle partite a pallone tra bambini che potevano occupare, per noi dell'epoca prima di Internet e YouTube, interi pomeriggi. “Hai visto Baggio?”, mi chiese mio padre. Ed era chiaro che non mi chiedesse se lo avevo visto lì, nei dintorni della scuola, magari mandato a scovare qualche talento per la Fiorentina, così come immaginavo facessero i calciatori dell'epoca. Il timore che fosse quello che temevo, che tutti temevamo, divenne realtà a casa, guardando il titolo dell'edizione sportiva de “La Nazione”.

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Carlo Perigli / 0
Flachi
Francesco Flachi, genio d’un bischero

«Che cos'è il Genio? E' fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione», diceva oltre quarant'anni fa la voce fuori campo del Perozzi in quel capolavoro del cinema italiano che è Amici Miei. Il film, ambientato a Firenze, usciva nelle sale – sbaragliando al botteghino persino “Lo Squalo” di Spielberg – proprio pochi mesi dopo la nascita, nel capoluogo toscano, di un ragazzo destinato a passare alla storia del calcio come un vero bischero. E si noti bene che il termine ha accezioni sia positive, sia negative, più o meno in egual misura: ce lo insegna proprio la pellicola di Monicelli. Quel bambino si chiama Francesco Flachi, ma per parenti e amici lui è semplicemente Ciccio.

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Lorenzo Latini / 0