Monthly Archives: agosto 2016

van basten
Collage: Van Basten, il canto del cigno di Utrecht

orri incontro al pallone, colpiscilo di testa come solo tu sai fare. Nessuno al mondo sa essere così chirurgico: non esiste attaccante che possa colpire in maniera così spietata e così elegante. Come quella notte al Bernabeu. Sì, quella del “Volo dell’Angelo”, quella in cui il Milan è diventato veramente grande. Cross di Tassotti dalla destra, ma è a mezza altezza e il difensore ti sta addosso: liberarsene non è possibile, tirare verso la porta non è possibile. Tu stacchi, o meglio ti tuffi verso la sfera

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admin / 0
viv anderson
Viv Anderson, il primo nero

Ci fu un giorno, un pomeriggio, distorto nella testa e grigio nel cielo, in cui Vivian, rientrando negli spogliatoi del ruspante impianto del Carlisle United, si mise a piangere seduto sulla sedia posta nell’angolo più lontano e più in ombra della stanza, come a volersi nascondere dagli altri compagni e dal mondo. Vivian era demoralizzato, turbato, scosso. A Carlisle, il 6 marzo del 1976, Vivian “Viv” Anderson, giovane terzino del Nottingham Forest dalla promettente falcata, venne sistemato inizialmente fra le riserve da Brian Clough, finché, verso la fine della prima frazione di gioco, il “gaffer” lo manderà a scaldarsi in maniera tale da farlo essere pronto per l’inizio della ripresa.

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admin / 0
Effenberg
Stefan Effenberg, dietro gli occhi azzurri

C'è una leggenda nel calcio che, come tutte le leggende, nasce da un fondo di verità. La credenza popolare è la seguente: se una finale si decide ai rigori, sbagliare il primo è spesso di buon auspicio. La Roma lo sa bene, perché il 30 maggio del 1984 il primo rigore il Liverpool lo sbagliò, ma alla fine si portò via la Coppa dei Campioni. E lo stesso capitò alla Steaua contro il Barcellona due anni dopo, nella peggior serie di tiri dal dischetto che la storia del calcio ricordi (solo due, entrambi dei romeni, a segno su un totale di otto calciati).

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Lorenzo Latini / 0
bergkamp
Tempo e spazio

Tempo e spazio, perchè alla fine la vita è tutta una serie di momenti da vivere e di scelte da compiere. Perchè a volte non c'è nemmeno una ragione. C'è un dove e c'è un quando, ma non sempre c'è un perchè. Perchè quando devi rinascere ti affidi a te stesso, alle tue sensazioni, a quella parte del tuo "io" in cui albergano le tue sicurezze. Tempo e spazio, perchè Bergkamp sa che da Milano bisogna scappare, e che bisogna farlo ora, prima che sia troppo tardi. Già, ma perchè l'Arsenal? Ecco, a distanza di anni, nemmeno Dennis sa fornire una risposta completamente razionale. A dire la verità, lui avrebbe preferito il Manchester United, ma Sir Alex non aveva manifestato interesse. C'era il Tottenham, Glen Hoddle, l'incontro con quei sogni coltivati nella Kade, ma l'Arsenal aveva un altro sapore. Forse per l'importanza in Europa, per la Coppa delle Coppe conquistata nel 1994, per la finale raggiunta l'anno successivo. O forse no, non solo, perchè, in certi momenti, la destinazione è scritta nella tua testa, e le motivazioni arrivano solo a scelta fatta.

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Carlo Perigli / 0
salonicco
Ercole, Ares e Costantinopoli: Salonicco fra mito e calcio

Quando si arriva a Salonicco dalle alture che la precedono, da nord e da ovest, non si può avere un’idea di quello che ci aspetta. La chiamano la Symprotevousa, la co-capitale. Ma anche in questo caso non è quello che ci immaginiamo. E poi c’è il mare. Lo sfavillante mare della Macedonia colpirà gli occhi del visitatore, facendogli accostare una mano al viso per ripararsi. Sarà quello stesso mare che guardarono due ragazzi del posto di nome Costantino e Mustafà. Il primo insegnerà a scrivere agli slavi di tutto il mondo, con il nome di Cirillo, il Santo protettore dei popoli dell’est. L’altro rimarrà nei libri di storia con l’appellativo di Padre dei Turchi, ovvero Mustafà Kemal Ataturk. Scordatevi per un attimo la Grecia. Qui si guarda a Oriente o al massimo a Settentrione. E allora si capisce anche il soprannome, “co-capitale”: insieme a Bisanzio, non con Atene.

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Gianni Galleri / 0
Mokhtar Dahari
Mokhtar Dahari, orgoglio malese

È davvero difficile da credere, ma non molto tempo fa il grande calcio è passato anche da qui. Al turista e appassionato che si trovi a passare dalle parti dello Stadium Merdeka ("Stadio dell'Indipendenza"), che ha ospitato la sua ultima partita internazionale addirittura nel 2001, sembrerà davvero impensabile che uno stadio tanto piccolo abbia potuto contenere in giorni neanche troppo lontani una folla oceanica, che si esaltava per le imprese dei suoi undici eroi. Eppure c'è stato un tempo in cui le Harimau Malaysia - le tigri della Malesia - riempivano i cuori di Kuala Lumpur, rendendo grande il calcio degli anni settanta.

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Simone Cola / 4