Monthly Archives: novembre 2015

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Sebastian Abreu, l’ossessione per la cavadinha

«Tocca al Loco - esclama tra il preoccupato e il divertito il telecronista - Ti prego, non mi dire che lo fa!». El loco, al secolo Washington Sebastian Abreu. Tocca a lui battere il quinto rigore. Tocca a lui, ultimo ad andare dal dischetto, decidere se l'Uruguay andrà in semi-finale. Sono i quarti di Johannesburg, del mondiale sudafricano del 2010, una partita che per qualche minuto abbiamo pensato non dovesse finire mai. Dalla "parata" di Suarez, che si improvvisa portiere allo scadere dei supplementari, alla traversa dal dischetto di Gyan Asamoah, con il Ghana che non era mai stato così vicino ad essere la prima squadra africana tra le quattro grandi. Poi la lotteria dei rigori, dove Muslera si supera e, insieme ai tiri di Mensah e Adylah, respinge tutte le critiche riservategli dalla stampa sudamericana. E ora dal dischetto ci va lui, uno dei tanti "El Loco" prodotti da quel vivaio infuocato chiamato America Latina.

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Carlo Perigli / 1
shearer
Alan Shearer, riportando tutto a casa

Inizierò da qui, da quando è partito inseguendo un sogno ed un pallone. Un sogno che era qui, mentre lui se ne andava. Sapeva cosa stava facendo, l'ha sempre saputo, e forse è per questo che parlare di Alan Shearer viene sempre così difficile. Su di lui il materiale non abbonda, e spesso si basa su leggende metropolitane, emerse nel corso del tempo per dare un tocco di colore ad una vita e una carriera tremendamente razionali e semplici da descrivere: impegno, determinazione e grinta. E passione, tanta, per ogni squadra con cui ha giocato. Dagli esordi al Southampton allo scudetto con il Blackburn, Shearer in campo ha sempre dato tutto, tenendo costante un impegno che l'aveva guidato da bambino tanti anni prima, quando con la maglietta del Wallasend Boys Club sognava di eguagliare le gesta di Kevin Keegan.

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Carlo Perigli / 0
campo per destinazione
‘Campo per destinazione’, storie di un calcio che bisogna raccontare

Tecnicamente parlando, il "campo per destinazione" è quella fascia di terreno, composta dallo stesso materiale del terreno di gioco, che si estende per almeno un metro e mezzo oltre le linee perimetrali. Un mondo quasi a parte, popolato da guardalinee, arbitri di porta, giocatori in fase di riscaldamento, raccattapalle e panchine. Non è quindi un caso che Carlo Martinelli - già autore di 2Storie di pallone e bicicletta” e “Un orso sbrana Baricco" - abbia scelto questo nome per il suo nuovo libro, un viaggio scandito da settanta storie brevi e significative, autentici manifesti di un modo di intendere il calcio non solo lontano, ma in netto e deliberato contrasto con lo spettacolo mainstream e le sue invadenti - pardon, dominanti - logiche commerciali.

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