Monthly Archives: settembre 2015

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Enzo Francescoli, un principe nell’isola delle meraviglie

Ma chi glielo fa fare? All'indomani delle notti - tutto sommato poco - magiche di Italia '90, gli esperti di mezzo mondo si interrogano su un trasferimento che appare inconcepibile. Ad un passo dal tetto d'Europa, con quella finale di Coppa Campioni mancata solamente per un arbitraggio indecente in quel di Lisbona, Enzo Francescoli da Marsiglia decide di trasferirsi a Cagliari, neo-promossa in Serie A e con la salvezza come massima ambizione stagionale.

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Rolando Schiavi, marcare Zamorano dribblando l’appendicite

C'è sempre un evento preciso che consegna un calciatore alla storia, sintetizzando in un preciso momento tutte le caratteristiche che lo rendono immortale. Certo, non succede a chiunque abbia l’onore di calcare il prato verde. Si tratta di privilegi riservati a chi, ad esempio, cancella le leggi della fisica in una finale dei Campionati Europei, a chi umilia Andoni Zubizarreta inventandosi un pallonetto mozzafiato, o a chi gioca una partita intera di Copa Libertadores nonostante sia stato colpito da un’appendicite acuta.

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Paulo Futre, Reggio Emilia in una stanza

Partiamo da un presupposto, di Paulo Futre i ragazzini di oggi ne ignorano perfino il nome. Il calcio mediatico, oggi più di ieri, decide per tutti chi va incensato e idolatrato, chi va ricordato con nostalgia e chi invece deve cadere nell’oblio. Nessun distinguo, nessun “se” o “ma”, nessuna sfumatura, il calcio del passato è limitato al ricordo di una manciata di protagonisti buoni per far scattare improbabili paragoni con il Dybala di turno, per la storia degli altri non c’è posto.

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Matthias Sindelar, l’esile funambolo che umiliò Hitler

Se l’umanità, come scriveva Leonardo Sciascia ne “Il giorno della civetta”, si distingue in quelle cinque categorie, che vanno dagli uomini ai “quaquaraquà”, ho l’onore di raccontare la storia di un Uomo – con la u volutamente maiuscola – che risponde al nome di Matthias Sindelar. Giocatore eccezionale e uomo tutto d’un pezzo, nonostante il fisico esile che gli valse il soprannome “Cartavelina“, Sindelar rimane un esempio da seguire per il coraggio che ebbe nello sfidare la potenza del Terzo Reich.

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Come uccisero il Brasile d’Europa (parte III)

Il 12 settembre 1990 la Jugoslavia inizia le qualificazioni agli Europei del 1992, battendo l’Irlanda del Nord per 2-0. Quello degli slavi del sud è un cammino implacabile, che porterà la Nazionale a passare agevolmente il girone, vincendo 7 delle 8 partite, con 24 gol realizzati e solamente 4 subiti. Oltre a Davor Suker, la Jugoslavia inizierà ad amare anche Darko Pancev, implacabile attaccante che vincerà la classifica marcatori con 10 gol. Numeri impressionanti, stracciati da una storia fatta di nazionalismi, guerre e interventismo occidentale, che spazzeranno via ogni aspetto della società jugoslava, calcio compreso.

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Igor Protti: nato a Rimini, sposato con Livorno

“Finisce la storia, comincia la leggenda. Noi le nostre emozioni le affidiamo al silenzio perchè non riusciamo a trattenere la commozione“. È il 22 maggio 2005, al 61′ di Livorno-Juventus, la squadra amaranto sostituisce Protti con Danilevicius. Per il numero 10, il “capo degli ultras“, siamo ai saluti finali, la conclusione di un’avventura durata una vita, che neanche il telecronista riesce a commentare senza tradire l’emozione.

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Dario Hubner, la classe operaia che oscurò Ronaldo

“Si il proscenio è tutto per lui, 60.000 spettatori per Ronaldinho (Ronaldo, ndr), per l’Inter, e per capire se le turbolenze in casa nerazzurra scompaiono dinanzi al Brescia”. Così, il 31 agosto 1997, Marco Civoli apriva la sintesi di Inter-Brescia, in un’introduzione perfetta per spiegare i protagonisti e le comparse che il circo mediatico aveva designato per questa storia. In campo, con i riflettori e gli sguardi puntati addosso, c’è Ronaldo, un esile ragazzo di 21 anni costato la bellezza di 48 miliardi di lire, le cui qualità, almeno fino ad allora, rientravano solamente nella mitologia. Gli occhi di uno stadio, i flash dei fotografi, le attenzioni di compagni e – sopratutto – avversari, sono tutti per lui, per il nuovo numero 10 nerazzurro.

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Stefano Borgonovo, un attaccante scappato dal calcio balilla

Si dice spesso che ogni partita ha una storia a sè. Ce ne sono poi alcune, che in soli 90 minuti riescono a raccontarne una serie infinita, altre ancora che dipingono nei minimi particolari l’essenza di un giocatore, che fuoriescono dalla narrazione collettiva per diventare un’esperienza intima, personale, che va raccontata in punta di piedi, quasi come a non voler disturbare, ma che diventa il modo migliore in cui un appassionato di calcio può rendere il giusto tributo ad un attaccante, ad un uomo, che una terribile malattia ha strappato prematuramente a questo mondo. Così, quel Fiorentina-Inter del 12 febbraio 1989 esce dagli almanacchi e diventa lo sfondo sul quale raccontare la storia di Stefano Borgonovo, attaccante lesto ed opportunista, con una spiccata ossessione per la porta avversaria

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Come uccisero il Brasile d’Europa (parte II)

Il calcio, almeno da parte di chi lo gioca, per il momento prova a rimanerne fuori. Se dal 1989 le sei Repubbliche accelerano il processo di allontanamento dalla Federazione, la Nazionale rimane coesa. Così, mentre sulla scena politica ed economica iniziano ad affacciarsi i partiti nazionalisti e l’economia liberista, la selezione che si appresta a viaggiare verso l’Italia rimane fedele alla sua identità jugoslava. I giovani sono cresciuti e ora affiancano senatori del calibro diStojkovic, Savicevic e Katanec

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Nicola Berti e il derby, l’infantile essenza della felicità

Ancora pochi giorni e poi niente sarà più come prima. Questo fine settimana le luci torneranno ad accendersi a San Siro, oscurando crisi e polemiche varie per illuminare solamente Inter e Milan, in campo a giocarsi novanta minuti che valgono una stagione intera. Un vero e proprio spartiacque che deciderà chi, nel capoluogo lombardo ma non solo, verrà deriso per un girone intero e chi invece potrà girare a testa alta. Una partita che spesso e volentieri è stata decisa dai migliori prodotti del calcio mondiale; da Van Basten a Milito, passando per Ronaldo e Shevchenko, solo per citare i più recenti, non basterebbe il cielo per contare tutte le stelle che si sono affrontate sul prato verde del Meazza.

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