Storie del Boskov

“Sono così le storie del calcio:
risate e pianti, pene ed esaltazioni.”
(Osvaldo Soriano)
Ott 22, 2018author: admin

Col numero 8 stampato sulla schiena

“Capisci, a un certo punto è una voragine. Un buco nero. Voglio dire, un vero buco nero, cazzo. Ti guardi allo specchio al mattino e non vedi che quello. Non riesci più a vedere te. Certo, continui a fare le stesse cose di sempre. Ti vesti, baci i figli, la moglie, vai agli allenamenti, mangi, dormi, trasferte, partite, ma non sai perché lo stai facendo. Cioè, è normale, è abitudine. Come respirare. Ma poi arrivi al giorno in cui ti svegli e tutto è fatica. Ti costa fatica respirare, ti costa fatica alzarti, guardarti allo specchio, vestirti, baciare i bambini, baciare tua moglie, andare agli allentamenti, alle trasferte, alle partite. Dev'essere lì che mia moglie ha deciso di andarsene. Ma non ne sono sicuro. Non ci giurerei. Forse era una decisione che aveva maturato già parecchio tempo prima e quel, come chiamarlo, quel burrone in cui ero caduto, non era stata che l'occasione.

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Set 23, 2018author: admin

Derby

Tra le rivalità storiche del calcio, tra Real Madrid e Barcellona, Celtic e Rangers, River Plate e Boca Junior, non si può non menzionare quella, forse più sconosciuta, ma più feroce: l'odio intimo e sociale tra Peackok Town e West Wallaboo. Entrambe squadre di sobborghi di Port Lincoln. Il West Wallaboo, o West Wall, o più semplicemente il West, come lo chiamano i suoi tifosi, era stata la squadra più antica. Fondata da marinai gallesi e genovesi che arrivarono qui alla fine del secolo scorso trovando un angolo di mondo in cui riposare il mal di mare. Giocavano, di solito, contro gli equipaggi che sbarcavano al porto. Erano partite insulse perché seguivano due o tre giorni di bagordi e bevute titaniche che non predisponevano al gesto atletico. Eppur si giocavano. Tra barcollamenti, disagi motori e conati di vomito a centro-aera. E il West Wallaboo si era tirato su una fama di squadra tosta. Così c'erano certi carghi che facevano tappa apposta a Port Linclon solo per il piacere di scontrarsi con quella feccia da banchina; che però, ogni volta, riusciva a mettere sotto portoghesi e scozzesi e cileni e quant'altro.

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Ago 19, 2018author: admin

Un’incontornabile bellezza

Gus van der Baker lo chiamavano il negro blanco, perché era bianco come la porcellana ma giocava proprio come i negri. Estro, fantasia, immaginazione, gioia, follia, e un fisico che non lo abbattevi manco coi pallettoni da bisonte All'epoca i bianchi giocavano di tattica, di passaggi squadrati, semplici, precisi e efficaci. E generalmente vincevano. Troppo leziosi, questi negros. Troppo innamorati della palla e di mettersi in mostra. “Sono foche ammaestrate,” diceva Romulo, l'allenatore dell'Atletico Poochera. “Se volessimo mettere su un numero da circo faremmo il pienone, ma a calcio, cristo!, a calcio per vincere devi buttare la palla in mezzo a quei due fottuti pali.”

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Feb 12, 2018author: admin

Treviso 2001, un calcio al razzismo

Terni, 3 giugno 2001. Un ragazzino entrò in campo per il suo esordio in serie B con la maglia del Treviso. Neanche il tempo di rendersene conto e negli spalti decine di tifosi, che avrebbero dovuto sostenerlo, raccolgono tutto, gli danno le spalle e se ne vanno.

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Set 03, 2017author: admin

Estati, rivincite e tiri a giro

Prima parte (Estate 1995) La Juventus, guidata da Marcello Lippi e reduce dalla doppietta Campionato - Coppa Italia, decise di privarsi del più forte giocatore italiano di quella decade, Roberto Baggio, scommettendo su di un ragazzino che non aveva ancora compiuto 21 anni. Il giocatore in questione aveva già palesato qualche lampo di classe fuori dall'ordinario [chi non ricorda un suo pallonetto al volo contro la Fiorentina? n.d.A.], ma la decisione della dirigenza bianconera venne accolta con scetticismo dalla tifoseria e dagli addetti ai lavori.

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Lug 20, 2017author: Lorenzo Latini

Ajax-Liverpool 1966: l’Infinito che venne fuori dalla nebbia

Vennero fuori dalla nebbia. Come in un horror-movie di serie B. Gli altri non avevano neanche il tempo di rendersi conto di cosa diavolo stesse accadendo, che quelli crossavano e tiravano in porta, si sovrapponevano sulle fasce e dribblavano i rossi come birilli.

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Giu 26, 2017author: Lorenzo Latini

Risalire la corrente: Alberto Ginulfi, dal banco del pesce a Pelé

Mentre l’angelo nero in maglia bianca raccoglie il pallone per sistemarlo sul dischetto, Alberto pensa al salmone. Sì, ha davanti a sé Edson Arantes do Nascimento, meglio noto al mondo come Pelé, ma lui pensa ai salmoni. Conosce la loro storia, perché li ha venduti – insieme ad orate, spigole, calamari e “mazzancolle” – dai dodici ai venti anni, quando lavorava al banco del pesce della zia in Piazza Vittorio.

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Giu 19, 2017author: admin

«Hai sentito? Stasera giocano i ragazzini»

«Hai sentito? Giocano i ragazzini». Così, all’improvviso. Il caffè mi va di traverso e comincio a tossire. Ho fretta di parlare. «Cazzo dici? E perché? Ma il mister lo sa che giochiamo contro l’Inter. È impazzito forse?» Gli dico sputacchiando qua e là. «Non c’è molta scelta, tra squalifiche e infortuni. Giocano i ragazzini. Sarà molto dura stasera. Quasi quasi resto a casa».

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Giu 14, 2017author: Claudia Moretta

Un tulipano in due

Solo arancio. A perdita d’occhio. E solo profumo. Così intenso da penetrare in ogni piccola fessura della più piccola casa del più lontano paese. Il campo di tulipani che ho davanti agli occhi è così: perfetto, preciso, esatto

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