Storie del Boskov

“Sono così le storie del calcio:
risate e pianti, pene ed esaltazioni.”
(Osvaldo Soriano)
Lug 20, 2017author: Lorenzo Latini

Ajax-Liverpool 1966: l’Infinito che venne fuori dalla nebbia

Vennero fuori dalla nebbia. Come in un horror-movie di serie B. Gli altri non avevano neanche il tempo di rendersi conto di cosa diavolo stesse accadendo, che quelli crossavano e tiravano in porta, si sovrapponevano sulle fasce e dribblavano i rossi come birilli.

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Giu 26, 2017author: Lorenzo Latini

Risalire la corrente: Alberto Ginulfi, dal banco del pesce a Pelé

Mentre l’angelo nero in maglia bianca raccoglie il pallone per sistemarlo sul dischetto, Alberto pensa al salmone. Sì, ha davanti a sé Edson Arantes do Nascimento, meglio noto al mondo come Pelé, ma lui pensa ai salmoni. Conosce la loro storia, perché li ha venduti – insieme ad orate, spigole, calamari e “mazzancolle” – dai dodici ai venti anni, quando lavorava al banco del pesce della zia in Piazza Vittorio.

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Giu 19, 2017author: admin

«Hai sentito? Stasera giocano i ragazzini»

«Hai sentito? Giocano i ragazzini». Così, all’improvviso. Il caffè mi va di traverso e comincio a tossire. Ho fretta di parlare. «Cazzo dici? E perché? Ma il mister lo sa che giochiamo contro l’Inter. È impazzito forse?» Gli dico sputacchiando qua e là. «Non c’è molta scelta, tra squalifiche e infortuni. Giocano i ragazzini. Sarà molto dura stasera. Quasi quasi resto a casa».

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Giu 14, 2017author: Claudia Moretta

Un tulipano in due

Solo arancio. A perdita d’occhio. E solo profumo. Così intenso da penetrare in ogni piccola fessura della più piccola casa del più lontano paese. Il campo di tulipani che ho davanti agli occhi è così: perfetto, preciso, esatto

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Giu 04, 2017author: Carlo Perigli

Robert Pires, amore senza rancore

«Robert Pires! Robert Pires! Robert Pires!» La sera del 7 aprile 2009 l'Emirates Stadium non sembra conoscere altri nomi. Prima, durante e dopo la partita di Champions League, quell'urlo esplode a cadenza regolare dalla bocca di ogni singolo tifoso dell'Arsenal, che lo grida al cielo con tutta la passione che ha in corpo. Robert Pires ascolta, si guarda intorno e accenna un sorriso, con le emozioni che danzano a metà tra il finto distacco e una malcelata commozione. D'altronde, in palio c'è l'accesso alla semi-finale di Champions League, e lo spazio per le emozioni non dovrebbe essere contemplato. Dovrebbe, si, perché stasera non si può parlare solo di calcio. Si parla di vita, e allora si, le gambe tremano davvero.

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Mag 14, 2017author: Lorenzo Latini

Die Sehnsucht des Lothars: ode a Matthäus

Il classico gioco dei luoghi comuni sui vari popoli ci porta a considerare i tedeschi come persone efficienti, quadrate, fredde; in una parola, serie. Niente di più sbagliato, come sempre quando si generalizza. Questa concezione del teutonico glaciale e quasi incapace di provare emozioni è infatti stata smentita più volte dalla storia e, soprattutto dall’arte. Basti pensare al movimento letterario dello “Sturm und Drang” (“Tempesta e impeto”), sorto nella seconda metà del ‘700, e poi sfociato nel Romanticismo. La rivalutazione dell’irrazionalità, del sentimento e più in generale della dirompente forza emotiva dell’interiorità è riconducibile ad una parola centrale nel movimento romantico, in Germania come nel resto del mondo: Sehnsucht.

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Mag 08, 2017author: Gianni Galleri

La “Maravilla” del Santiago Bernabeu

Mi chiedevi: “che cosa continua, quando agli uomini tocca di andare?” ecco, adesso avrei la risposta: si continua ad amare. [Gigi Meroni - Filippo Andreani] Tutto finisce sulla strada per Mérida, ancora nei pressi di Toledo. Sono passati 25 anni da quel giorno. Stavi tornando da Madrid, dove avevi appena visto il tuo Real Madrid battere il Torino nell’andata della semifinale della Coppa Uefa del ‘92. Era il 2 aprile, e quello scherzo, fatto con un giorno di ritardo, ammutolì un popolo, il tuo.

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Apr 30, 2017author: Carlo Perigli

Industriale, socialista, jugoslavo: il calcio secondo Tomislav Ivic

Le mani a coprire il volto, la testa leggermente chinata in avanti mentre il corpo resta fermo, con le gambe unite. Dietro di lui, Vujovic cede alla disperazione e si piega sul terreno con la testa che sembra volersi immergere nel prato verde. È probabilmente questa la foto più famosa di Tomislav Ivic, scattata il pomeriggio del 4 maggio 1980, pochi secondi dopo l’annuncio della morte del maresciallo Tito. La disperazione, quella di Ivic, dello stadio e di un Paese intero, segna la fine di un’epoca, preparando, pur senza esserne a conoscenza, la strada verso il disfacimento dell’intera Jugoslavia. Ma quella sera, così vicina alla fine della stagione calcistica, segna anche la fine dell’avventura di Tomislav Ivic nella sua Spalato, la conclusione del periodo più brillante mai vissuto nella storia dell’Hajduk, quando tra lo Stari Plac e il Poljud si portava in scena il "calcio industriale".

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Apr 26, 2017author: Lorenzo Latini

Quando un barbone mi raccontò la Saeta Rubia

Madrid, stazione di Puerta de Atocha Ottobre 2008 «Que lees?». Una voce roca e impastata mi desta all’improvviso dalla lettura che mi aveva isolato dal baccano e dal viavai tipico di una stazione ferroviaria. Sono seduto in prossimità della grande aiuola al centro di Puerta de Atocha, dove troneggiano palme ed altre piante tropicali che nell’entroterra spagnolo sono a dir poco fuori luogo, ma che lì – chissà come mai – sembrano perfettamente a loro agio. Volto la testa in direzione della voce e mi trovo di fronte un uomo con lunghi capelli grigi raccolti in una disordinata crocchia sulla nuca, che mi rivolge un sorriso pieno di buchi: avrà sì e no una decina di denti in bocca, puzza parecchio e ha gli occhi che sembrano coperti da un velo giallognolo.

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