Storie del Boskov

“Sono così le storie del calcio:
risate e pianti, pene ed esaltazioni.”
(Osvaldo Soriano)
Ago 19, 2018author: admin

Un’incontornabile bellezza

Gus van der Baker lo chiamavano il negro blanco, perché era bianco come la porcellana ma giocava proprio come i negri. Estro, fantasia, immaginazione, gioia, follia, e un fisico che non lo abbattevi manco coi pallettoni da bisonte All'epoca i bianchi giocavano di tattica, di passaggi squadrati, semplici, precisi e efficaci. E generalmente vincevano. Troppo leziosi, questi negros. Troppo innamorati della palla e di mettersi in mostra. “Sono foche ammaestrate,” diceva Romulo, l'allenatore dell'Atletico Poochera. “Se volessimo mettere su un numero da circo faremmo il pienone, ma a calcio, cristo!, a calcio per vincere devi buttare la palla in mezzo a quei due fottuti pali.”

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Feb 12, 2018author: admin

Treviso 2001, un calcio al razzismo

Terni, 3 giugno 2001. Un ragazzino entrò in campo per il suo esordio in serie B con la maglia del Treviso. Neanche il tempo di rendersene conto e negli spalti decine di tifosi, che avrebbero dovuto sostenerlo, raccolgono tutto, gli danno le spalle e se ne vanno.

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Set 03, 2017author: admin

Estati, rivincite e tiri a giro

Prima parte (Estate 1995) La Juventus, guidata da Marcello Lippi e reduce dalla doppietta Campionato - Coppa Italia, decise di privarsi del più forte giocatore italiano di quella decade, Roberto Baggio, scommettendo su di un ragazzino che non aveva ancora compiuto 21 anni. Il giocatore in questione aveva già palesato qualche lampo di classe fuori dall'ordinario [chi non ricorda un suo pallonetto al volo contro la Fiorentina? n.d.A.], ma la decisione della dirigenza bianconera venne accolta con scetticismo dalla tifoseria e dagli addetti ai lavori.

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Lug 20, 2017author: Lorenzo Latini

Ajax-Liverpool 1966: l’Infinito che venne fuori dalla nebbia

Vennero fuori dalla nebbia. Come in un horror-movie di serie B. Gli altri non avevano neanche il tempo di rendersi conto di cosa diavolo stesse accadendo, che quelli crossavano e tiravano in porta, si sovrapponevano sulle fasce e dribblavano i rossi come birilli.

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Giu 26, 2017author: Lorenzo Latini

Risalire la corrente: Alberto Ginulfi, dal banco del pesce a Pelé

Mentre l’angelo nero in maglia bianca raccoglie il pallone per sistemarlo sul dischetto, Alberto pensa al salmone. Sì, ha davanti a sé Edson Arantes do Nascimento, meglio noto al mondo come Pelé, ma lui pensa ai salmoni. Conosce la loro storia, perché li ha venduti – insieme ad orate, spigole, calamari e “mazzancolle” – dai dodici ai venti anni, quando lavorava al banco del pesce della zia in Piazza Vittorio.

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Giu 19, 2017author: admin

«Hai sentito? Stasera giocano i ragazzini»

«Hai sentito? Giocano i ragazzini». Così, all’improvviso. Il caffè mi va di traverso e comincio a tossire. Ho fretta di parlare. «Cazzo dici? E perché? Ma il mister lo sa che giochiamo contro l’Inter. È impazzito forse?» Gli dico sputacchiando qua e là. «Non c’è molta scelta, tra squalifiche e infortuni. Giocano i ragazzini. Sarà molto dura stasera. Quasi quasi resto a casa».

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Giu 14, 2017author: Claudia Moretta

Un tulipano in due

Solo arancio. A perdita d’occhio. E solo profumo. Così intenso da penetrare in ogni piccola fessura della più piccola casa del più lontano paese. Il campo di tulipani che ho davanti agli occhi è così: perfetto, preciso, esatto

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Giu 04, 2017author: Carlo Perigli

Robert Pires, amore senza rancore

«Robert Pires! Robert Pires! Robert Pires!» La sera del 7 aprile 2009 l'Emirates Stadium non sembra conoscere altri nomi. Prima, durante e dopo la partita di Champions League, quell'urlo esplode a cadenza regolare dalla bocca di ogni singolo tifoso dell'Arsenal, che lo grida al cielo con tutta la passione che ha in corpo. Robert Pires ascolta, si guarda intorno e accenna un sorriso, con le emozioni che danzano a metà tra il finto distacco e una malcelata commozione. D'altronde, in palio c'è l'accesso alla semi-finale di Champions League, e lo spazio per le emozioni non dovrebbe essere contemplato. Dovrebbe, si, perché stasera non si può parlare solo di calcio. Si parla di vita, e allora si, le gambe tremano davvero.

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Mag 14, 2017author: Lorenzo Latini

Die Sehnsucht des Lothars: ode a Matthäus

Il classico gioco dei luoghi comuni sui vari popoli ci porta a considerare i tedeschi come persone efficienti, quadrate, fredde; in una parola, serie. Niente di più sbagliato, come sempre quando si generalizza. Questa concezione del teutonico glaciale e quasi incapace di provare emozioni è infatti stata smentita più volte dalla storia e, soprattutto dall’arte. Basti pensare al movimento letterario dello “Sturm und Drang” (“Tempesta e impeto”), sorto nella seconda metà del ‘700, e poi sfociato nel Romanticismo. La rivalutazione dell’irrazionalità, del sentimento e più in generale della dirompente forza emotiva dell’interiorità è riconducibile ad una parola centrale nel movimento romantico, in Germania come nel resto del mondo: Sehnsucht.

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