Storie del Boskov

“Sono così le storie del calcio:
risate e pianti, pene ed esaltazioni.”
(Osvaldo Soriano)
Apr 19, 2017author: Gianni Galleri

La fragola del Marakana

Enorme sventola, in mezzo ad altre cento, la bandiera con la fragola. Era da poco passata la metà di settembre, passeggiavamo insieme lungo una delle strade principali della città. Eravamo diretti verso il Marakana di Belgrado. C’era il sole, le macchine non correvano e sembrava che tutto nella capitale serba ruotasse intorno a noi. I caseggiati si susseguivano uno dopo l’altro, mostrando fieri la loro fede calcistica. C’è un’omogeneità che non ti aspetteresti e la percepisci dai murales: attraversi una strada e sono tutti bianchi e neri, fai duecento metri e diventano tutti bianchi e rossi. Ogni tanto qualche scarabocchio bianco e blu, ma più per deturpare che per segnare davvero un’appartenenza.

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Mar 26, 2017author: Carlo Perigli

Come Dennis Bergkamp, come Lorenzo, come ciascuno di noi

Amore, precariato, musica e calcio: non stiamo forse parlando in fondo della stessa cosa? Non condividono forse la passione, sia per necessità o per virtù, come minimo comune denominatore? In fondo, se ci pensiamo bene, sono proprio loro a scandire la quotidianità di molti di noi, tra delusioni ed esaltazioni. E proprio su queste quattro direttrici Lorenzo Latini ha deciso di strutturare “Come Dennis Bergkamp, o l’amore ai tempi del giornalismo sportivo precario”, raccontando in prima persone le avventure – più o meno autobiografiche – di un giovane giornalista che cerca di costruire passo dopo passo la propria vita.

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Mar 14, 2017author: Lorenzo Latini

Ruggiero Rizzitelli, quelle lacrime sono la Roma

A Roma di campioni ne abbiamo visti pochi, nel corso di questi novant’anni. Abbiamo visto, invece, molti mestieranti, per così dire: professionisti che non erano i Falcao, i Batistuta, i Totti e i Conti. Eppure li abbiamo amati. Non tutti, sia chiaro. Ma quelli che hanno dato l’anima per la maglia, quelli che si sono sempre battuti al di là delle loro doti tecniche, noi tifosi non li dimentichiamo. La Roma degli anni ’90 non è mai stata competitiva per lo Scudetto: il massimo che sia riuscita a fare è stata raggiungere una finale di Coppa UEFA e vincere una Coppa Italia. Anno domini – per entrambe – 1991.

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Mar 06, 2017author: admin

Coppe d’oriente: Far East Games

Siamo nel 1913, a Manila, capitale delle Filippine si svolge la prima edizione dei Far East Games, gli antenati dei giochi Asiatici. Alla manifestazione calcistica prendono parte solamente due nazionali. Nell’unica partita disputata le Filippine trionfano per 1-0 sulla Cina, aggiudicandosi così la prima edizione del trofeo. Fondamentalmente fu un incontro fra club, dato che la nazionale cinese era composta esclusivamente da giocatori del South China Athletic Association di Hong Kong, mentre la compagine delle Filippine annoverava fra le proprie fila i campioni del Bohemian Club di Manila. La vittoria delle Filippine fu contestata, in quanto il Bhoemian si componeva di giocatori spagnoli, americani e inglesi, il che andava contro le regole del torneo.

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Feb 22, 2017author: Gianni Galleri

Dragiša Binić e le verticalizzazioni della storia

La Storia in qualche modo funziona come il calcio. Ci sono lunghi momenti interlocutori, dove non succede niente, e poi ci sono brevi istanti in cui tutto accade e cambia per sempre quello che era prima, trasformandolo e dandogli una nuova forma, una differente condizione. La Storia verticalizza gli eventi e li trasforma in rete. Nell’aprile del 1991, uno sterminato mare verde cresceva florido nelle pianure che circondano Vukovar. «Era un anno fertile per il grano, come mai in passato: era tutto in abbondanza». La Fortezza del Lupo (traduzione letterale del nome della città) dominava le terre circostanti, fino alle foreste dalle quali arriva ancora oggi uno dei legnami più pregiati per le botti nelle quali invecchiano i nostri vini: il rovere di Slavonia.

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Feb 18, 2017author: admin

Roberto

Affinità e divergenze fra il Divin Codino e noi al conseguimento del mezzoRoberto Baggio è una fenice. Brucia, muore e da quelle ceneri risorge. Quello più famoso l'ha fatto una volta, Roberto Baggio ben quattro. Prima volta: ha deluso tutti, è andato a Torino, lasciando la Fiorentina. E' vero c'erano tanti soldi di mezzo e la possibilità di vincere, ma ha comunque tradito i suoi tifosi. E' il 6 aprile 1991, la Fiorentina vince 1-0 gol di Fuser. Rigore per la Juventus. Baggio non lo vuole tirare, viene sostituito. Calcia De Agostini: sbaglia. Mentre esce Roberto raccoglie una sciarpa viola. La pace è fatta. Seconda volta: l'Italia, che fino ad allora ha fatto poco meno che ridere, è sotto di un gol con la Nigeria. secolo di età

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Feb 14, 2017author: Claudia Moretta

Sangue nero di calamita

È bastato un taglio. Sulla punta dell’indice destro. Niente di doloroso, niente di problematico o preoccupante. Eppure quella piccola ferita aveva cambiato la vita di Tommaso per sempre. La goccia di sangue che ne uscì, infatti, era nera. Non rosso scuro, non sangue pesto, non violacea. Nera. Il respiro gli si era bloccato in gola, gli occhi fissavano quella goccia che dall’indice colava sul palmo della mano per poi scivolare lateralmente fino a creare una piccola macchia sul pavimento. Non era riuscito a muoversi per almeno un paio di minuti. Immobile solo a guardare, fissare, domandarsi, capire.

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Gen 29, 2017author: Carlo Perigli

Safet Susic, meravigliosamente diverso

«Benchè sia una città, Sarajevo ha l'anima di un villaggio». In "La Bosnia e l'Erzegovina", seconda tappa del reportage nei Balcani scritto tra il 1935 e il 1938, è probabile che Rebecca West abbia colto appieno l'anima più limpida della capitale bosniaca. Perchè, spiegava, a differenza di quanto avviene quando si confrontano piccoli e grandi centri, nella capitale bosniaca i «passaggi della mente», così come avviene per i fiumi e l'aria, non si inquinano, non tendono a indebolirsi. E la religione, spiegava l'autrice, non rappresenta un'eccezione, ma «irriga la città e la rende fresca come una rosa».

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Gen 24, 2017author: Lorenzo Latini

Tony Adams, il sorriso alla fine del tunnel

Il gigante con la maglia numero 4 vede un buco nella difesa dell'Everton e ci si fionda dentro correndo a grandi falcate. Sembra quasi che i suoi si trovino sotto, e non in vantaggio per 3-0 ad un giro di lancette dal 90', tanta è la rabbia, la determinazione agonistica, la forza di volontà con cui si butta in avanti il difensore centrale. Ha quasi trentadue anni, ma in quel momento corre come un ragazzino, come un'ala ventenne smaniosa di fare bella figura. Tony Adams corre come chi è riuscito a scappare dall'inferno e non ha alcuna intenzione di tornarci.

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